martedì 4 novembre 2008

MERCOLEDI' DELLA XXXI SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Quest'oggi ricordiamo una beata carmelitana ritenuta la fondatrice delle monache carmelitane in Francia, la beata Francesca D'Amboise.
La parola d oggi è fortissima da penetrare fino al suo "midollo" (vedi Lc 14.25-33). Gesù esercita un fascino sulla gente: per quello che dice e che opera. Soprattutto per quello che è. Ma alla folla che gli va dietro non vende "fumo negli occhi"! Anche se il cuore del suo essere, dire e operare è l'amore, Gesù vuol fare chiarezza. A costo di usare termini forti che possono sconcertare quanti lo seguono per fallaci interessi. Il grande tranello di ogni amore è la possessività. Il vangelo di oggi parla del discepolato e presenta le condizioni per essere discepolo o discepola di Gesù. Gesù è in cammino verso Gerusalemme, dove morirà presto in Croce. Questo è il contesto in cui Gesù colloca le parole di Gesù sul discepolato. Due le condizioni per seguire Gesù. Prima condizione: odiare il padre e la madre. Alcuni attenuano la forza della parola odiare e traducono “preferire Gesù ai propri genitori”. Il testo originale usa l’espressione “odiare i genitori”. In un altro posto Gesù ordina di amare e di rispettare i genitori (Lc 18,20). Come spiegare questa contraddizione? Ma è proprio una contraddizione? Al tempo di Gesù la situazione sociale e economica portava le famiglie a rinchiudersi in sé e impediva loro di compiere la legge del riscatto (goel), cioè di soccorrere i fratelli e le sorelle della comunità (clan) che erano minacciati di perdere la loro terra o di cadere nella schiavitù (cf. Dt 15,1-18; Lv 25,23-43). Chiuse in sé stesse, le famiglie indebolivano la vita in comunità. Gesù vuole ricostruire la vita in comunità. Per questo chiede di superare la visione ristretta della piccola famiglia che si chiude in se stessa e chiede alle famiglie di aprirsi e di unirsi tra loro in una grande famiglia, in comunità. Questo è il senso di odiare il padre e la madre, la moglie, i figli, le sorelle ed i fratelli. Gesù stesso, quando i genitori della sua piccola famiglia vogliono riportarlo a Nazaret, non risponde alla loro richiesta. Ignora o odia la loro richiesta ed allarga la famiglia dicendo: “Ecco mia madre e i miei fratelli! Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre” (Mc 3,20-21.31-35). Seconda condizione: portare la croce per essere discepolo. Per capire bene la portata di questa seconda esigenza dobbiamo guardare il contesto in cui Luca colloca questa parola di Gesù. Gesù sta andando verso Gerusalemme per essere crocifisso e morire. Seguire Gesù e portare la croce dietro di lui significa andare con lui fino a Gerusalemme per essere crocifisso con lui. Ciò evoca l’atteggiamento delle donne che “lo seguivano e servivano quando era ancora in Galilea, e molte altre che erano salite con lui a Gerusalemme” (Mc 15,41). Evoca anche la frase di Paolo nella lettera ai Galati: “Quanto a me invece, non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo” (Gal 6,14).
Fermiamoci dinanzi a questa Parola di salvezza, invochiamo lo Spirito Santo perché illumini la nostra vita e di lsiarla penetrare in profondità. Preghiamo così: Signore Gesù, dammi di essere sempre in contatto con te, al centro del mio cuore e della mia vita. Il resto verrà di conseguenza.

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