venerdì 17 luglio 2009

Sabato della XV settimana del Tempo Ordinario

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


La Parola di Dio di questo sabato presentataci dall'evangelista Matteo, vede la realizzazione della profezia del Servo di Yavhè, annunciato da Isaia (vedi Mt 12,14-21).
L'evangelista Matteo descrive Gesù "servo" mite che, non entra in contesa né grida sulle piazze ma, investito del potere dello Spirito, annunzia quella giustizia che è amore e pace di Dio tra gli uomini che, per Lui, si amano.
I verbi del testo di Isaia "non contenderà, non griderà, non spezzerà, non spegnerà" ci assicurano che Gesù non ha fatto del male a nessuno. Il suo amore per gli uomini non gli ha permesso di essere come lo avrebbero voluto il Battista e i suoi connazionali: pieno di zelo nel combattere i nemici, insignito di tutti i poteri, battagliero, travolgente. E' stato invece mite, umile, buono e comprensivo con tutti.
Il parlare divino non è mai violento, ma assomiglia alla "voce di un silenzio leggero" (1Re 19,12). Sono le sue amorevoli carezze che sono percettibili soltanto da chi ha il cuore semplice e puro, dove anche i sussurri giungono chiari e trovano accoglienza. Il suo nome diventerà motivo di salvezza per tutti; nel suo nome spereranno le genti. Così canterà S. Paolo scrivendo ai Filippesi: "nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre" (Fil 2,8-10). È l'esplosione della fede e l'affermazione del Regno di Dio sulla terra.
Quello che ci viene detto col brano odierno è che ogni "servo" patirà la passione di Gesù, subirà la condanna degli uomini e tenteranno di "toglierlo di mezzo" definitivamente, ma in quel gesto insane il Signore troverà la via della vittoria finale e il motivo del nostro definitivo riscatto nel trionfo della risurrezione.
La via del discepolato di ogni tempo è quella di sollevare con cura e con misericordia chi giace a terra, sanare con prontezza le ferite di chi è colpito, rianimare chi è lasciato nell'abbandono, chinarsi su tutti perché si realizzi la giustizia di Dio.
La via del Servo è la via stessa di Dio, quella dell'abbassamento dell'amore che giunge sino a lavare i piedi, sino a morire per salvare gli altri.

Signore, che ci ami e che passi notti di veglia per ognuno di noi, apri i nostri cuori a comprendere l'altezza, la larghezza, la profondità del tuo amore, e rendici generosi e attenti verso i nostri fratelli. Amen.

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