martedì 11 agosto 2009

Mercoledì della XIX settimana del Tempo Ordinario

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


In questo tempo di ferie, il calendario liturgico carmelitano riporta la festa di un laico vissuto nella Repubblica Democratica del Congo (Ex Zaire): il beato Isidore Bakanja, nel centenario della sua morte.
Il vangelo odierno spiega come comportarsi in ambito ecclesiale con i peccatori (vedi Mt 18,15-20). Una prima parte l'ascolteremo oggi, un'altra domani. Il vangelo di oggi parla di correzione fraterna (vv.15-18) e di preghiera in comune (vv.19-20). Il brano rientra nel "Discorso della Comunità" (Mt 18,1-35), ove viene riportato istruzioni di come procedere in caso di qualche conflitto tra i membri della comunità e di come trovare criteri per risolvere i conflitti.
Nel brano della correzione fraterna e della preghiera concorde Matteo sviluppa l'iniziativa di colui che vuole aiutare il peccatore a ritrovare la comunione fraterna.
L'espressione "tuo fratello" (vv.15.21) manifesta l'intenzione teologica di Matteo: la Chiesa è una comunità di fratelli.
Nella vita quotidiana sperimentiamo continuamente debolezze ed errori; ciò è insito nella nostra fragile natura umana. Come è importante e salutare allora che ogni volta ci sia accanto a noi un fratello o una sorella che pieno di amore intervenga a darci la salutare correzione! Occorre però da ambo le parti, in chi corregge e in chi riceve l’ammonizione, la bella virtù dell’umiltà, che ci consente di dare e di accogliere quanto viene suggerito nel modo migliore. Questo spesso non accade, anzi a posto dell'umiltà vi si volta le spalle e magari lasciando messaggi poco piacevoli. Allora magari si scappa rifugiandosi nella libertà per esimersi dal correggere o dal ricevere la correzione. Questa non è libertà, non è amore, non è cristianesimo, anzi induce al lassismo e a gravi mancanze di carità cristiana.
Ovviamente, non dimentichiamo che correzione fraterna va a braccetto con il perdono, la capacità di sciogliere i lacci del male, i desideri di vendetta e le barriere dell’odio. Senza questa virtù dovremmo rassegnarci a vivere in continua tensione, in incessanti conflitti, come frequentemente accade. La grazia di poter perdonare e riconciliare in nome di Dio fu data a Pietro (Mt 16,19), agli apostoli (Gv 20,23) e, qui nel Discorso della Comunità, alla comunità stessa (Mt 18,18). Ciò rivela l'importanza delle decisioni che la comunità assume in rapporto ai suoi membri.
Dentro di noi siamo per vocazione e per grazia, costruttori di pace perché datori di perdono. Ogni alziamo lo sguardo su Cristo Gesù. Non dimentichiamo che la sua incarnazione, la sua passione, e la sua morte sono per garantirci il perdono, per scioglierci dai lacci del male e garantirci la risurrezione finale. Ecco qui la preghiera che si leva incessante, che si trasforma continuamente in rapporto di amicizia, fedeltà, sicuri che Lui "non dimenticherà le suppliche di coloro che lo invocano" (Sal 74,23), anche di coloro che si escludono dalla comunità, perchè questi non sono separati da Dio.
È il silenzio contemplativo che ci chiede di farci accogliere dallo sguardo di Dio, dalla sua passione per l'umanità che è rivelata dalla Pasqua, di cui in ogni Eucarestia facciamo memoria.
Chiediamo anche l'intercessione del beato Isidore che visse pienamente il Vangelo.

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