mercoledì 3 marzo 2010

Giovedì della II settimana di Quaresima

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Il vangelo di oggi ci propone la figura di un ricco che non ha nome. Nella Bibbia quando troviamo un personaggio senza nome, ognuno di noi possiamo ritrovarci in lui. Parla anche di un povero che, invece, ha un nome, Lazzaro: Dio, infatti, non "perde" nessuno dei suoi poveri. La loro sorte parla di noi, del nostro cuore chiamato a vivere nella generosità e non nella grettezza (vedi Lc 16,19-31).
Infatti, la pagina evangelica di Luca descrive una delle situazioni più comuni nella vita di oggi: tra la sovrabbondanza e la esiguità.
L'uomo ricco che banchetta lautamente non è relegato al passato, e anche Lazzaro non è una figura scomparsa. Due persone, due situazioni. C'è una cosa però che per molti degli ascoltatori di Gesù era certo inaspettata: Lazzaro è nel seno di Abramo, cioè al primo posto. Il Dio di Gesù è il Dio dei più poveri e degli abbandonati. Naturalmente qui non si tratta di una condanna dei ricchi e un'esaltazione dei poveri. E' piuttosto un ammonimento ad aprire gli occhi e usare giustamente quanto si possiede. La vita terrena è un ponte gettato sull'abisso tra la perdizione e la salvezza. Lo si attraversa indenni esercitando la misericordia verso i bisognosi. L'alleanza con il Signore passa sempre attraverso l'amore per il fratello povero (cfr. Es 2,20-26; 23,6-11; Lv 5,1-17).
Il ricco nella Bibbia è l'ateo pratico che ha fatto di sé il centro di tutto e si è messo al posto di Dio. Il povero è colui che attende l'aiuto di Dio: Lazzaro significa "Dio aiuta". Egli non desidera ciò che è necessario al ricco, ma il superfluo. I cani sono più compassionevoli dei ricchi.
L'intento della parabola non è quello di terrorizzare i ricchi senza misericordia e gli atei, ma di esortarli alla misericordia mentre sono ancora in questa vita.
La parabola narràtaci da Gesù parla del giudizio; ma non è il giudizio tremendo che viene da un Dio incontentabile. Il giudizio finale sarà di noi su noi stessi perché nella vita eterna non avremo altro che quello che abbiamo desiderato sulla terra.
Chiediamo fin da adesso dove sta il nostro cuore. Con san Giovanni della Croce, ogni giorno, ricordiamoci che "alla sera della vita saremo giudicati sull'amore".

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