giovedì 4 marzo 2010

Venerdì della II settimana di Quaresima

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


C'è sempre una parabola che Gesù pone alla nostra vita per porla avvicinare alla sua. Le nostre comunità sono come la vigna di cui ci parla il Vangelo (vedi Mt 21,33-43.45).

Gesù parla in Parabole perché se ci dicesse apertamente la verità, non sapremo accoglierla. Attraverso la Parabola Gesù giunge a una conclusione e la fa dire a noi stessi. Senza renderci conto affermiamo quella Verità dapprima rifiutata. E' quello che è capitato anche ai sacerdoti e farisei che ascoltavano Gesù: "I sommi sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro..." E' difficile accettare la verità, accettare di aver sbagliato, accettare di ricominciare tutto di nuovo.
I capi del vangelo si ritrovano anche loro in questa situazione. Il loro rifiuto sarà l'inizio di un nuovo popolo, e la pietra scartata sarà testata d'angolo di una nuova economia di salvezza. "La vigna sarà data ad altri agricoltori che gli renderanno i frutti a suo tempo".
Quanto cammino però per poter capire che Gesù non fa altro che mettere a nudo la nostra realtà. Non fa altro che indicarci una via di salvezza e nello stesso tempo di fissare il nostro sguardo in lui.
Ma purtroppo continuiamo a non riconoscere il nostro Creatore, il nostro limite.
Questa tragica parabola è la sintesi della storia fra Dio e Israele, fra Dio e l'umanità. Continuiamo a sostituirci a Dio: ecco il peccato di fondo, la tragica fragilità dell'uomo, credere di essere autosufficiente, senza dover rendere conto, misconoscere il proprio limite. E così accade ancora oggi, all'umanità che invece di orgogliosamente realizzarsi nel dare frutti, pensa a come fregare il proprietario, che nega l'evidenza, che si crede onnipotente.
Nel Vangelo Gesù ci dice che lui stesso la vera eredità, è la pietra scartata che diventa pietra angolare, è l'Agnello, immolato e vittorioso, che vince il nostro male, sacrificando se stesso.
Fin dall'inizio la parabola ha richiamato la nostra attenzione sui frutti. I frutti del regno di Dio coincidono con la fedeltà nell'amore attivo, che è la sintesi della volontà di Dio. Alla fine il giudizio sarà in base ai frutti dell'amore fedele e attivo e non sull'appartenenza a Israele o alla Chiesa.
Preghiamo perché la nostra vita porti sempre frutti di conversione, frutti di bene: O Dio, padre buono, che metti a fondamento della tua Chiesa la pietra scartata dagli uomini, Cristo tuo Figlio, fa’ che noi, accogliendo gli ultimi e condividendo la loro sofferenza, testimoniamo la tua predilezione per i deboli e i poveri. Per Cristo nostro Signore. Amen.

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