mercoledì 21 aprile 2010

Giovedì della III settimana di Pasqua

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Continuiamo l'ascolto del capitolo VI del vangelo di Giovanni. Nel brano evangelico, Gesù ribadisce che accogliere lui è dono del Padre e, con una citazione della Scrittura (Is 54,13), spiega il carattere gratuito della fede. Vuole, però, che gli uditori non cadano nell'equivoco di un rapporto diretto con il Padre e afferma che non vi è accesso al Padre, se non attraverso colui che viene da Dio e che, solo, «ha visto il Padre». Perciò Gesù torna a rivolgere con insistenza l'invito alla fede in lui, pane della vita disceso dal cielo (vedi Gv 6,44-51).
Come rispondiamo a questo invito? Gesù qui non fa altro che accendere in noi il desiderio di essere docili a Dio e di essere istruiti da lui. Purtroppo, molti non capiscono quando si parla di docilità a Dio, perché pensano che Dio li alienerà, li priverà della loro libertà, quando invece Dio rende liberi. Dio ci rende discepoli della voce interiore che testimonia la Parola, la luce vera che illumina ogni uomo (cfr. Gv 1,9). Egli scrive in noi la sua parola: «noi siamo una lettera di Cristo [...], scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente, non su tavole di pietra, ma sulle tavole di carne dei nostri cuori» (2Cor 3,3).
È davvero difficile pensare che il cielo possa manifestarsi attraverso la terra, che la Parola possa presentarsi attraverso la debolezza delle parole evangeliche, che l'amore di Dio possa toccarsi attraverso l'amore dei suoi figli. Ma non dimentichiamo che la voce che Dio fa risuonare nel nostro intimo è quotidiana. Dice il Salmista: «ascoltate oggi la sua voce: "non indurite il cuore"» (Sal 94,8). Oggi noi ascoltiamo la voce di Dio oppure continuiamo ad ascoltare la nostra di voce, non lasciamo spazio a Lui che ancora oggi vuol comunicarci qualcosa?
Se ci lasciamo istruire da Dio, i suoi pensieri diventeranno i nostri pensieri per riempire l'anima di consolazione e di pace, e dolcemente portare con sé una nuova luce in cui guardare se stessi: una nuova capacità di decidere, di fare una scelta di vita.
Sì, è Lui la fonte della nostra vita che ci attira a Gesù Crocifisso e Risorto perché, se viviamo insieme con Lui e nel modo che Lui ci ha insegnato, diventa per noi possibile essere, già qui e ora, dei "corrisorti in speranza", gente che diffonde la pace.
Lasciamo allora che lo Spirito Santo riempia la nostra e facciamo sgorgare la nostra preghiera: O Padre, attirami fortemente a Gesù! Attirami con la forza del tuo Spirito Santo, perché il mio cuore e la mia vita si unifichino nell'unico desiderio di piacere a te, compiendo la tua volontà. Fa' ch'io cerchi non tanto di essere attirato da gratificazioni passeggere quanto dal tuo amore, che se vivo il vangelo di Gesù, mi salva.

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