sabato 10 aprile 2010

II DOMENICA DI PASQUA o della Divina Misericordia (ANNO C)

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


E' la II Domenica di pasqua che sempre è stata chiamata la "domenica di Tommaso" e che oggi è consacrata alla Divina Misericordia. "Desidero che la prima domenica dopo Pasqua sia la Festa della Mia Misericordia. Figlia Mia, parla a tutto il mondo della Mia incommensurabile Misericordia! L'Anima che in quel giorno si sarà confessata e comunicata, otterrà piena remissione di colpe e castighi. Desidero che questa Festa si celebri solennemente in tutta la Chiesa" (Gesù a S. Faustina). «Durante il Giubileo del 2000, l'amato Servo di Dio Giovanni Paolo II stabilì che in tutta la Chiesa la Domenica dopo Pasqua, oltre che Domenica in Albis, fosse denominata anche Domenica della Divina Misericordia. Questo avvenne in concomitanza con la canonizzazione di Faustina Kowalska, umile Suora polacca, nata nel 1905 e morta nel 1938, zelante messaggera di Gesù Misericordioso» (Benedetto XVI).
Questa domenica, pasqua di resurrezione, e ogni «otto giorni dopo», la domenica, la testimonianza giovannea è centrata sul grande evento: gli occhi che nel crocifisso hanno contemplato l’amore del Padre fino a morirne adesso contemplano l’amore del Padre fino a ridare vita nuova ai consumati dall’amore. Una visione progressiva che investe Maria di Magdala, Pietro e Giovanni, i discepoli, Tommaso e ciascuno di noi. In questo nuovo giorno iniziato per i giudei, per Giovanni è ancora il giorno della risurrezione, il nuovo tempo inaugurato dalla vittoria di Gesù sulla morte. Siamo in un contesto eucaristico. Le porte chiuse denotano da una parte la paura dei discepoli e dall'altra il nuovo stato di Gesù, per il quale non ci sono più barriere.
Il Vangelo di Giovanni è una testimonianza che annuncia ciò che il «noi» apostolico e della sua comunità ha udito, visto, contemplato e toccato di Gesù «Verbo della vita» (1Gv 1,1-4). Una testimonianza che coglie l’oggetto del proprio amore nel suo »prima», la preesistenza (Gv 1,1-18), nel suo «giorno», l’agire pubblico di Gesù, e nella sua «ora», la morte - resurrezione - glorificazione - pentecoste.
Una testimonianza finalizzata a un credere che introduce nella vita quanti l’accolgono in intera fiducia, vita nel triplice senso di comunione con Dio, comunione fraterna e vita eterna.
Questo è un vivere nella luce sottratto al potere della morte i cui frutti sono l’odio e il nulla.
In questo contesto Gesù viene in mezzo ai suoi discepoli e dona la pace, dona la pienezza dei beni messianici: "La pace (shalom) sia con voi!" E' lo stesso saluto di congedo (cfr. 14,27). Ora è il saluto dell'Agnello vincitore che porta ancora i segni della vittoria, le ferite nelle mani e nel costato. E' di lui che la comunità si alimenterà.
La pace che Gesù è venuto a portare non è liberazione spettacolare da quanto ci minaccia esteriormente e comunque non è nulla di automatico. È la certezza interiore della sua presenza, che si può far strada anche tra incertezze e perplessità. È il dono-conquista di un cuore pacificato perché ancorato a Lui, fondato sulla roccia del suo amore, che comunque e sempre ci accompagna. Non quindi soluzione immediata e miracolistica di tutti i problemi che ci agitano. Bensì realtà che matura innanzitutto dentro di noi, per poi riverberarsi fuori, e non viceversa. Una pace che attingiamo da Dio, ma che non si costruisce senza il nostro impegno concreto.

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