sabato 15 ottobre 2011

XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

In un tempo dove viviamo una crisi economica, sembra vedere vari personaggi e il loro comportamento attorno a una montagna di soldi. I soldi condizionano tutto e tutti e non è facile mantenersi sani ed equilibrati quando se ne hanno molti.
Il brano inizia con furbizia maligna nei confronti di Dio, attraverso il suo Figlio Gesù. Pagare o non pagare. Il brano si può applicare anche ai nostri giorni, ai farisei di oggi che giustificano in mille modi, quando addirittura non se ne vantino, l'evasione delle imposte. C'è un debito e tale debito va restituito.
Penso, però, che vedere il brano evangelico solo dalla parte della "Agenzia delle entrate" non sia sufficiente. E credo che Gesù abbia fatto la stessa cosa, giocando sulla scritta della moneta romana: "divo caesari", facendo un discorso ben separato da quello terreno.
Dicevo che ci sta da restituire un debito. Mi fa pensare che siamo a posto con la coscienza, eppure la nostra vita è sempre in debito. Anzitutto verso i genitori, parenti, amici, insegnanti. Coloro che ci hanno dato qualcosa per crescere nella fedeltà ai valori, per crescere nella fede, nella società.
Forse non ci pensiamo a tutto questo e magari trattiamo con rabbia ogni cosa. I valori assunti e che viviamo in qualche modo dobbiamo restituirli: nella correzione, nel richiamo della coscienza e il dovere di giustizia.
Qui è anche da chiedersi se le lotte politiche che si fanno sono vissute in base ai valori. Se non è così, correzione, richiamo della coscienza, dovere di giustizia sono tutte optional.
Ma ci sta l'altra faccia della medaglia: Dio, ovvero il lato spirituale della nostra stessa vita. L'evangelista ricorda di restituire a Dio ciò che è di Dio. Mi viene in mente Gesù sul punto di morte, ma anche tanti altri come Lui che ripeterono: Padre nelle tue mani consegno il mio spirito. Parole che per chi prega con la Liturgia delle Ore ripete ogni sera a Compieta.
Dietro questa consegna-restituzione ci sta tutto il cammino evangelico. La stessa vita è un dono di Dio che va donata e non messa in un cassetto, ma restituita.
Paolo scrivendo ai cristiani di Roma (14,7-9) dice che la nostra vita, sia nel suo corso terreno che quello dopo la morte è di Dio.
Quanta confusione nella nostra vita. In una sua omelia il papa disse: "spesso confondiamo la libertà con l’assenza di vincoli, con la convinzione di poter fare da soli, senza Dio, visto come un limite alla libertà. E’ questa un’illusione che non tarda a volgersi in delusione, generando inquietudine e paura e portando, paradossalmente, a rimpiangere le catene del passato: “Fossimo morti per mano del Signore nella terra d’Egitto…” – dicevano gli ebrei nel deserto (Es 16,3). In realtà, solo nell’apertura a Dio, nell’accoglienza del suo dono, diventiamo veramente liberi, liberi dalla schiavitù del peccato che sfigura il volto dell’uomo e capaci di servire al vero bene dei fratelli" (Benedetto XVI a conclusione del XXV congresso eucaristico nazionale).
Penso di non aggiungere altre parole in quanto si spiega da se. Affermo semplicemente che apparteniamo a Dio e a nessun altro! Creati, scolpiti a Sua immagine e possiamo realizzare la nostra vita consegnandoci a Colui di cui portiamo il sigillo.
Buona Domenica nel Signore a tutti voi!

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* la foto è di Don Mauro Manzoni

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