sabato 29 ottobre 2011

XXXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

Questa settimana la Parola del Signore ci ha accompagnato, ogni giorno, ponendoci degli interrogativi seri per il nostro cammino di fede, di sequela.
Con questa domenica ritornano ancora gli atessi interrogativi che possiamo tradurli per tutti noi in questo modo: che cosa significa essere cristiano?
Penso in questo momento a quelle persone pronte a rispondermi: andare a Messa tutte le domeniche; dire le preghiere; osservare i precetti generali della Chiesa; etc. Tutte cose buone e utili per alimentare la fede ma non sufficienti per dirci cristiani autentici.
Il Vangelo di questa domenica ci mette in guardia dalla falsa religiosità e ci invita ad esaminarci per vedere se anche in noi ci sta una falsa religiosità. Magari abbiamo preso il virus. Infatti, siamo circondati da persone religiose false. Di queste persone il profeta Malachia, nella prima lettura, dice: "Avete deviato dalla retta via e siete stati d'inciampo a molti con il vostro insegnamento".
Nella chiesa e nei vari ambienti ecclesiali si nota con un certo fastidio che ci sta sempre qualcuno che ama i posti di onore, che cerca sempre di mettersi in mostra e se non riesce in un'ambiente cambia fino a quando riesce per poi tornare e dire le cose come stanno!
Questa realtà è veramente povera e di questa povertà vi è solo di grande la superbia una soprastima di se stessi che solo gli ingenui possono cascarci. La cosa peggiore di questo squallore è che non ci si accorge di essere ridicoli agli occhi di tutti.
Gesù ancora oggi ci rimprovera di ipocrisia, eppure il Concilio Vaticano II ci invita a vivere una cristianità autentica: "tutti i cristiani sono fortemente chiamati a «vivere secondo la verità nella carità» (Ef 4, 15) e a unirsi con gli uomini veramente amanti della pace per implorarla e tradurla in atto" (Gaudium et Spes, 78). E in un'altro documento dice: «Spinti dalla carità che viene da Dio, i laici operano il bene verso tutti, in modo speciale verso i fratelli nella fede (cf Gal 6,10), eliminando “ogni malizia e ogni frode e ipocrisia, le gelosie e ogni maldicenza” (1 Pt 2,1), attraendo così gli uomini a Cristo» (Apostolicam Actuositatem, 4).
Ricordiamo che Gesù non coltivava la sua immagine, il suo successo ma i suoi discepoli. Del potere non si è lasciato travolgere, ma è stato capace di indirizzare il cuore verso il Padre scoraggiando quelle persone fanatiche con atteggiamenti immaturi, compreso tra i suoi discepoli.
Chiediamo quest'oggi l'aiuto dello Spirito Santo perché ci aiuti a cogliere quell'istinto a primeggiare che abbiamo dentro e di darci quell'abbassamento che ebbe Gesù nella morte di croce.
Buona Domenica nel Signore a tutti voi!

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