sabato 9 marzo 2013

IV DOMENICA DI QUARESIMA - LAETARE (ANNO C)

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

Siamo alla IV tappa liturgica, in questo tempo di quaresima, nel seguire l'itinerario di fede nell'anno del Signore.
Durante il corso della settimana, siamo stati accompagnati a seguire il Signore Gesù in alcuni momenti particolari della nostra esistenza  e resistenza umana.
Il tema che attraversa tutta la liturgia festiva è quello della gioia di Dio. In essa ritroviamo quell'anticipo dell'esultanza pasquale, facendoci condividere la gioia del Padre misericordioso che accoglie e fà festa per il figlio prodigo.
In questa domenica, in cui ascolteremo la terza parabola racchiusa nel capitolo 15 del vangelo lucano, la parabola del padre misericordioso, troveremo le conclusioni per noi.
I nostri portavoce sono gli scribi e farisei che mormorano contro Gesù.
La penna dell'evangelista Luca ci dice di non fermare la nostra attenzione solo sul figlio giovane, conosciuto fin dai tempi del catechismo come il figlio prodigo. Questi è colui sperpera se stesso, vivendo da dissoluto, vivendo nel peccato ma trova la strada del ritorno.
C'è in tutto questo travaglio una grande pazienza che è quella di Dio Padre. In fin dei conti la quaresima ha questa finalità della pazienza di Dio, tradotta con ritorno, conversione, perdono cioè tutte quelle espressioni della magnanimità di Dio e della sua forza sanatrice.
Lo sguardo del padre che guarda ancora il figlio mentre è "lontano", ci fa cogliere che non conosciamo ancora Dio. Egli è Colui che continua a farsi compagno nel nostro esodo, ciò che il figlio non riesce a capire.
Al centro del racconto ci sta il Padre e non il figlio. Ci sta però anche lui, ci sta sia il giovane e anche il figlio maggiore, perché la gioia di Dio è condivisa con tutti e tutti sono chiamati.
L'ultima scena della nostra parabola sembra un'altra storia: quella del figlio maggiore. Questa scena, difficilmente la meditiamo o la mettiamo in risalto: chissà perché? Forse perché si sentiva con la coscienza a posto? Forse gli bastava lavorare, guadagnare e divertirsi (un po' come succede ancora oggi)? Eppure questo figlio non accetta il modo del Padre di confrontarsi col figlio giovane - a cui gli ha restituito la dignità - e nei suoi confronti risulterebbe ingiusto.
C'è da capire chi è veramente il figlio prodigo: il giovane o il maggiore? Ognuno può cercare la risposta.
Qui è il caso di chiedersi se non è la nostra stessa tentazione, lo stesso nostro modo di pensare e vedere Dio. Infatti, noi pensiamo che la giustizia è pagare per i nostri errori. Eppure Gesù capovolge la situazione, il nostro modo di pensare: Dio, il Padre, ama noi, la persona e non i nostri sbagli, i nostri peccati.
L'invito che è aperto a tutti è quello di amare come Dio ama. Non è facile perché lontano dalla nostra sensibilità ma tutti chiamati a "gettarci sul collo" dell'altro; è così che, in questa IV Domenica di Quaresima, Gesù ci insegna a conosce Dio, ci insegna ad amare!

Buona Domenica nel Signore a tutti voi!


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