sabato 15 febbraio 2014

VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Domenica scorsa abbiamo ascoltato come ciascuno di noi deve essere "sale" e "luce". 
Durante la settimana abbiamo ascoltato (per chi abitualmente ogni giorno si nutre della Parola), come attualizzare, nella vita di tutti i giorni, l'essere "sale" e "luce".
Dio ci ha fatto questo dono, forse è rimasto chiedere al Signore come agire nel mondo con sapienza;, come dare sapore alla vita; come scegliere secondo il cuore di Dio. 
Il cuore sembra al centro non solo della liturgia odierna, ma della vita di tutti i giorni. Il cuore è quell'organo che interroga la nostra vita. Nel nostro modo di pensare, il cuore evoca sopratutto la vita affettiva. Nella Bibbia invece va oltre: "include tutte le forme della vita intellettiva, tutto il mondo degli affetti e delle emozioni, la sfera dell'inconscio in cui affondano le radici tutte le attività dello spirito" (G. Ravasi).
Nella Bibbia troviamo il cuore come luogo interiore che permette di accogliere meglio quella Parola di salvezza che di volta in volta Dio ci comunica, di non perdere nessuna delle sue briciole, "nemmeno uno iota", come in questa VI Domenica del Tempo Ordinario.
Eppure sembra che qualcosa ancora non va. Infatti il vangelo di questa domenica è uno scossone al nostro quotidiano compromesso con il mondo. Uno scossone al nostro cuore che si attacca facilmente ad ogni cosa  con la pretesa poi di entrare nel Regno dei Cieli.
Ora Gesù dice che non si entra nel Regno di Dio con l’osservanza meticolosa della legge, come facevano scribi e farisei: ma per una “giustizia superiore”, quella di fare la volontà di Dio: “Siate santi, come io sono santo” (Lev 19,2). La legge acquista il suo valore da un impegno formale come generalmente facciamo, ma radicale. L'evangelista Matteo per farcelo capire, ha messo in atto una serie di antitesi che sono l'attuazione per partecipare alla salvezza del regno: l'amore, l'onestà, la verità. Però, occorre avere coscienza di appartenere al regno di Dio vivendo una fedeltà e una coerenza totale alla volontà di Dio, così come ci indica Gesù. Non ci sono scappatoie.
Diceva il filosofo S. Kierkegaard: "io credo che se un giorno diventerò cristiano sul serio, dovrò vergognarmi soprattutto, non di non esserlo diventato prima, ma di aver tentato prima tutte le scappatoie".
Papa Francesco ci invita a non essere cristiani all'acqua di rosa, ma di vivere sul serio la nostra fede.
Oggi, in questa VI domenica del tempo ordinario, questa buona notizia che viene a scuoterci dal nostro torpore ci invita alla decisione sera, radicale, concreta e personale per il regno.

Buona Domenica nel Signore a tutti voi!


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