sabato 4 novembre 2017

XXXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato.

La Parola di questa domenica ci porta a riflettere sul senso del nostro essere cristiani.
Gesù, Parola vivente del Padre, si scontra ancora una volta con scribi, farisei e ancora una volta smaschera la loro falsità e in qualche modo, la nostra.
Forse non ce ne accorgiamo ma anche noi siamo come loro. La domanda di fondo è come vivo la fedeltà a Dio e alla sua Parola? Guardando la realtà allo specchio siamo solo parolai perché manchiamo di buon esempio. A buon ragione Gesù dice che sulla "cattedra di Mosé" si sono seduti solo dei falsi pastori, falsi educatori, falsi cristiani. Tutti a mani giunte e tutti a pugni chiusi.
C'è un cuore che appare aperto ma in realtà è pieno di arroganza, prepotenza, falsità: senza amore. Non sappiamo guardare la realtà, l'altro con gli occhi di Dio ma solo secondo interesse. Il Salmista prega dicendo: "Signore non si inorgoglisce il mio cuore..." (Sal 131). E' una preghiera piena di fiducia perché l'orante sa che l'amore di Dio è più importante della sua stessa vita (cfr. Sal 63).
Chi vive di questo, sa benissimo che deve partire dall'umiltà. Occupare un posto nella società, sia civile che religiosa, non vuol dire arrogarsi di qualche diritto per imporre un fardello all'altro, ma saper indirizzare onestamente. Tutto è dono e in quanto tale va donato. Donare è il verbo del servire e non del prestigio. E' il verbo dell'amore. In Gesù abbiamo un esempio. Anche Lui si è seduto sulla cattedra di Mosè, ma la sua cattedra fu la croce dove servì donando la sua vita.
Riscopriamo allora il nostro essere dono. L'essere cristiani non è una questione di rito ma di vita, vita fedele a Dio e alla sua Parola che si incarna nella realtà.

Buona Domenica nel Signore a tutti voi!

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immagine, fonte: http://la-domenica.it/xxxi-domenica-del-tempo-ordinario-2017/

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