sabato 21 gennaio 2012

III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)


Un caro saluto a voi che leggete quanto scrivo!




Il brano evangelico di questa terza domenica del Tempo Ordinario, possiamo dividerlo in conversione e chiamata; anche se a mio avviso il punto centrale di tutto il brano e del pensiero marciano è questo: "Convertitevi e credete al Vangelo".
Convertitevi, viene detto. Cioè cambiate modo di pensare. 
Credo che ogni cristiano nella vita dello spirito deve avere quella forza del cambiamento, di andare oltre l'orizzonte. Ci si ferma solo alle apparenze, che poi è circonciso di non senso e non di vitalità. 
Il tempo è compiuto dice Gesù. Cioè questo è il momento. Egli è quella Parola forte ed operante, presente in ogni momento della nostra esistenza. Egli è insieme l'annunciatore e l'annunciato, il compimento del tempo e il regno di Dio. "Si entra in esso volgendosi a lui e credendogli; si risponde alla sua chiamata seguendolo nel cammino che indica e apre" (S.Fausti).
Questa chiamata avviene nella vita, come lo fu per i primi discepoli così come viene narrato nel brano evangelico odierno.
I discepoli ogni giorno sono chiamati ad andare dietro a Gesù. E' la chiamata al Regno. 
La differenza tra la religione cristiana e le altre religioni è che in tutte le religioni l'uomo cerca Dio, nel cristianesimo è Dio che cerca l'uomo. La sua proposta è diretta e personale. Lui stesso, per sua iniziativa, chiede a me, a te, a tutti di andargli dietro. Ad ognuno quindi la risposta!
Dicevamo che la chiamata è al Regno. Gesù qui dice che ci fa diventare pescatori di uomini. 
Nell'A.T. la pesca viene associata alla cattura degli empi, di quelli sottoposti a giudizio (Ger 16,16). 
Quindi non è affatto un'immagine positiva. 
Gesù con questa espressione chiama non solo alla conversione ma alla liberazione dal male. I discepoli saranno coloro che libereranno le persone dal potere del male di satana, cioè dalle malattie, dai demoni, dalle infermità del corpo, della mente e dell'anima.
Ogni discepolo di Cristo Gesù deve "pescare uomini", cioè portarli dalla morte alla vita. Come Gesù ha fatto con noi, anche noi dobbiamo fare con altri fratelli e sorelle.
Ma per fare questo bisogna essere liberi. Il vangelo sottolinea che i discepoli lasciano le reti, non con un senso di privazione ma con il cuore ricolmo di gioia. 
Un cuore colmo di gioia è un cuore libero che ama. Ed è la condizione per seguire l'Amato!


Buona Domenica nel Signore a tutti voi!


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* la foto è di Don Mauro Manzoni

sabato 7 gennaio 2012

BATTESIMO DEL SIGNORE (ANNO B)


Un caro saluto a voi che leggete quanto scrivo!

Abbiamo celebrato da poco l'Epifania del Signore, ma anche questa domenica, la prima del Tempo Ordinario che chiude il ciclo natalizio, è una Epifania del Signore. Ricordo che Epifania significa "manifestazione".
La festa del Battesimo del Signore ci presenta una manifestazione della vita di Gesù.
A raccontarci i fatti è l'Evangelista Marco. 
Ci troviamo presso il Giordano. Qui Gesù entra in scena passando di mezzo alla folla. Non viene dalla Giudea come coloro che ascoltavano Giovanni, ma viene dalla Galilea, da Nazaret un luogo ignorato.
Dentro questo movimento, insieme a Gesù di Nazaret, ci siamo noi. L’evangelista Marco qui non fa altro che farci vedere il nostro Salvatore e Signore in fila, ultimo della fila: “Ecco il vostro Dio! Ecco, il Signore viene con potenza” (Is 40,9). Chi pensa a un Dio così? Nessuno! Ecco perché spesso nei vangeli si grida allo scandalo, alla bestemmia! Eppure in quest’uomo, nonostante viene definito più forte del Battista, si manifesterà una debolezza estrema, si manifesterà la potenza di un amore che lo rivela come unico Signore, si manifesterà quel “patire con” noi e per noi la nostra morte. Se nell’Antico Testamento Adamo s’innalzò per rapire l’uguaglianza con Dio e cadde nella morte. Nel Nuovo Testamento Gesù, Figlio di Dio, compie una scelta contraria: si abbassa e familiarizza con l’uomo fino alla morte e viene innalzato a una vita nuova.
Qui il significato del battesimo di Gesù figura della sua morte. Egli si immerge  nel Giordano, nel peccato di tutti quelli che vi accorrono, con una differenza: noi ne usciamo mondi e lui, carico del nostro male. San Paolo dirà dopo: “Colui che non conobbe peccato, si è fatto per noi peccato e maledizione (2Cor 5,21; Gal 3,13). Il suo mettersi in fila con noi ha quella forza di correggere la falsa immagine che abbiamo di Dio: onnipotente, tremendo. 
Gesù ci presenta un Dio amore che si spoglia di tutto e si fa servo, portando su di sé il peso del nostro male, lo stesso male che ogni giorno incontriamo sul cammino, qualcosa che ci ricorda la precarietà, la provvisorietà della nostra vita terrena: la malattia, la morte, l'impossibilità di realizzare tutti i nostri desideri... 
Gesù in questo momento sceglie di unire i rapporti tra Dio e l’uomo, rendendolo con la sua solidarietà ovunque. Lo Spirito che scende richiama alla vita di Dio che si rende presente nell’umanità e che ridona a ciascuno la dignità di figlio. 
Il simbolo di una colomba richiama l’arca di Noè (Gn 8,8). Esso è figura del battesimo, che segna l’inizio di una vita salvata dalle acque. Un altro simbolo che possiamo ricavare dalla colomba è quello che incessantemente tuba, quasi a richiamare Dio che da sempre canta all’uomo il suo amore, in attesa di risposta.
Nel brano ritorna ancora una volta la “voce”. Questa volta, però, non è quella del messaggero che dona voce alla Parola (Gesù) ma è la “voce che viene dal cielo”, da Dio Padre. Egli non ha volto, ma voce. Marco tiene a sottolineare questa particolarità: il volto di Dio è quello di chi ne ascolta la parola. Questa voce da conferma alla figliolanza divina di Gesù: “Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento”. 
Questa voce è il marchio che attesta l’identità di Gesù e la sua missione. Questa voce manifesta un’approvazione incondizionata alla stessa solidarietà con i peccatori. Manifesta quel desiderio che tutti, uomini e donne segnati dal dolore, dalla morte, schiacciati dalla colpa, scoprano di avere Dio come Padre.

Buona Domenica nel Signore a tutti voi!


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il Battesimo di Gesù in uno dei tanti film CLICCA QUI

giovedì 5 gennaio 2012

EPIFANIA DEL SIGNORE


Un caro saluto a voi che leggete quanto scrivo!

Epifania... e son finite le feste direbbero in tanti. Ma è proprio vero che l'Epifania tutte le feste porta via? Praticamente sì, le feste finiscono. Ma c'è una festa che continua: è la festa dell'amore di Dio per ciascuno di noi. Quella non cesserà mai!!!
Il vangelo di questa festività ci riporta al natale del Signore con la "penna" dell'Evangelista Matteo.
Questa festività richiama al Natale del Signore perchè ognuno  possa ancora capire se Gesù è nato nella propria vita e non nel voltar giorno del calendario (il 25 dicembre). Il cammino dei magi, venuti dall'oriente, sperimentano questa nascita nel loro cuore senza averlo conosciuto, "e pur senza vederlo hanno creduto" (cfr Gv 20,29). Sono stati capaci di farlo nascere in "anteprima" nel loro cuore. 
Questa nascita ha fatto sì che questi uomini si misero in viaggio da terre lontane. Sappiamo che questo indica una universalità del messaggio divino. Ma ci sta anche un'altra terra, la nostra. Se penso per un attimo all'etimologia della terra, penso al Salmista che canta la sua lode al Signore definendosi terra deserta, arida, senz'acqua. In realtà siamo questo davanti a Lui. Ma Lui stesso è capace di far fiorire il nostro deserto, la nostra terra secca.
I Magi tutto questo l'hanno capito, anzi l'hanno vissuto e il loro stesso viaggio si è trasformato in lode al Signore della vita e della storia.
L'evangelista Matteo riporta per noi quest'espressione in movimento: "Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono".
Entrati nella casa... ma non era una stalla? una mangiatoia? L'evangelista sottolinea una dignità del bambino nato. Con essa però vuole sottolineare anche una dignità spirituale a cui tutti siamo chiamati: entrare nel cuore di Dio per vedere e gustare le sue meraviglie insieme alla Vergine Maria.
La vita del credente è quella che entra nella casa (cuore) di Dio per contemplarlo una contemplazione che conduce all'azione: i magi alla fine ritornano nella loro terra. Ora questa contemplazione parte dalla propria vita, dalla propria esistenza donando se stessi. I magi hanno fatto dei doni particolari che sono della vita di Dio. In altre parole hanno fatto in modo che Dio sia Dio e nel frattempo sono stati capaci di parlare di Dio a noi. Ma noi cosa portiamo. C'è anche un film che usa queste parole:  E tu, che cosa porti in dono al Messia? Penso che sia una domanda da farsi: ognuno nel proprio cuore per poter entrare nel cuore di Dio. Ma bisogna mettersi in cammino e chiedere: "Dov'è colui che è nato, il re dei giudei?". Il cammino porterà la nascita interiore perchè rafforza i muscoli del cuore.
Scoperto questo particolare spirituale, continuerà la festa perchè l'amore trionfa sempre!
Sia questa epifania 2012 una manifestazione di Dio nel nostro cuore perchè Egli continui a manifestare il suo amore fino ai confini della terra. 

Buona Epifania del Signore a tutti voi!

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sabato 31 dicembre 2011

MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO


Un caro saluto a voi che leggete quanto scrivo!

Iniziamo un nuovo anno. Sicuramente alle spalle ci lasciamo qualcosa, forse qualcuno (o tutti) ancora continua nel portare un peso, un fardello. Ma è un nuovo anno, forse ricco di doni. Qualcuno magari pensa al calendario Maya. Io invece lo invito a pensare alla sua vita, oggi, in questo preciso istante. E' un nuovo anno...Come è consueto, il cristiano inizia questo nuovo anno invocando lo Spirito Santo con l'aiuto di Maria, Madre di Dio. Oppure con le stesse parole suggerite dalla Prima Lettura tratta dal Libro dei Numeri (6.22-27). Oggi, quindi, non è solo il primo dell'anno ma è la festa di Maria, Madre di Dio!
Siamo ancora nel clima natalizio. Il vangelo stesso ci dice "in quel tempo". E' lo stesso della nascita del Redentore.
Questa nascita è inconsueta da come avviene nelle diverse famiglie, eppure dei pastori si avvicinano presso quella mangiatoia, dopo aver ascoltato il messaggio divino, anche loro in fretta. questi per ciascuno di noi vengono presentati come modelli di fede e di testimonianza.
Loro stessi dicono alla nostra vita che il Natale è un messaggio sempre straordinario, ma come l'accogliamo? Non certo coi botti dell'ultimo dell'anno che creano più danno a cose e a persone e non certo danno un clima di festa. Ci lamentiamo che ci sta crisi... ma parliamo solo di quella materiale e di quella spirituale? I mass media l'ultimo dell'anno raccolgono quanto è accaduto nella nostra società. Noi cosa raccogliamo? Che tipo di esame di coscienza facciamo?
Credo che andare alla mangiatoia come i pastori, meditare nel cuore come Maria dovrebbe farci riflettere tanto.
La nostra vita non è facile da capire... Anche il Natale non è facile da capire. Lasciamoci guidare da Maria, da una Madre che sa sempre vigilare su di noi e darci dei buoni consigli per tutta l'estensione del 2012.
Oggi ricordiamo la 45^ giornata mondiale della Pace. Preghiamo per essa perché regni sempre nei nostri cuori e in particolare, quest'anno, nel cuore dei giovani.

Auguri di pace, serenità e amore per ciascuno di voi e per le vostre famiglie!


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sabato 24 dicembre 2011

NATALE DEL SIGNORE - MESSA DEL GIORNO

Un caro saluto a voi che leggete quanto scrivo!

Celebriamo il Natale del Signore. La liturgia ci fa celebrare tre momenti per questa ricorrenza: la Messa della notte, la Messa dell'aurora e la Messa del giorno. Tutti e tre però contengono un solo grido: OGGI E' NATO PER NOI IL SALVATORE! Sì, ancora oggi nel XXI secolo gridiamo così. Ma non è l'oggi del 25 dicembre è l'oggi di ieri, di oggi, di sempre che ci fa fare il cammino "da principio". Perchè tutto ruota attorno a lui, al Verbo del Padre.
Qui facciamo un piccolo pensiero per il Vangelo della Messa del giorno.
E' l'Evangelista Giovanni che raccoglie per noi l'evento, ovviamente a modo suo. Egli ci riporta al "Principio" dove il Verbo, cioè il Logos, che è eterno, luminoso e beato, si immerge nella miseria umana e con essa vive, per riportarla al suo splendore originario (G. Pisano o.p.). Con le sue parole, l'Evangelista Giovanni non fa altro che ricondurci all'inizio dell'esistere, a quella vita che si comunica e si espande.
Il primo capitolo di Giovanni non è solo il principio del Verbo, ma è anche il principio dell'umanità. Una umanità che si divide in due. Un anticipo del ministero pubblico di Gesù quando il suo uditorio si spacca in due: chi lo accoglie e chi lo rifiuta.
Il mistero del Natale però se è accolto in sincerità di cuore ci dona quel potere di figli di Dio così come ci dice l'Evangelista. Ma chiediamoci. Perchè tanta attesa se poi lo rifiutiamo? Eppure nel cuore di ogni uomo e donna ci sta quella nostalgia di pace, nostalgia di amore.
In questi periodo Natalizio, tutta la Parola di Dio ci parla di quella semplicità e umanità racchiusa nel Bambinello di Betlemme. Il dialogo di Dio con noi, continua. L'umanità, ogni credente, dovrà dare una risposta. Quale? Sta a ciascuno di noi, con le proprie capacità, darla. Non dipende da altri, ma da se stessi, dal proprio cuore, un cuore sincero capace di accogliere chiunque, di amare. Gesù viene a salvarci perché «oggi è nato per noi il Salvatore»: non altri, ma Lui, il Salvatore.
Ed è Natale se il nostro cuore si apre all'amore, alla speranza, alla gioia.
È Natale se il nostro cuore si apre al nostro fratello e sorella, al nostro vicino di casa, al povero che ci vive accanto.
Potremo sperimentare «la grazia di Dio apportatrice di salvezza» (Tt 2, 11) se Cristo nasce veramente nella nostra vita, in questo Natale. Il "Principio" cui richiama l'Evangelista Giovanni è il vissuto del Natale, dell'Incarnazione. Non della neve, delle luci, delle campane a festa ma quella di un cuore che ama sempre!
Santo Natale di cuore a tutti voi!


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sabato 10 dicembre 2011

III DOMENICA DI AVVENTO (ANNO B) - GAUDETE

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Siamo alla terza tappa del tempo di Avvento. Questa tappa è caratterizzata dalla gioia, tanto da definire questa domenica con la parola "gaudete". Ma se staremo attenti durante la celebrazione Eucaristica, troveremo altri motivi che inneggiano alla gioia.
Il Vangelo odierno ci fa sostare ancora una volta al Giordano. Il personaggio è ancora Giovanni Battista e l'Evangelista Giovanni ci da qualche descrizione in più, rispetto all'evangelista Marco.
Qui il messaggero di Dio viene presentato come "testimone alla luce". Luce e gioia caratterizzano questa domenica, una domenica quasi alla vigilia del natale segnata dai mali della vita di ogni giorno.
Non è una cosa semplice essere luce e gioia, eppure questa celebrazione che anticipa quella del Natale del Signore vuole indicarci luce e gioia. Ma anche nelle nostre case, nei negozi, per le colline abbiamo segnato già questi giorni pieni di luce e gioia: con le luminarie e con gli alberi vestiti dalle mille luci. Ci resta solo essere come il Battista: testimoni.
Ma attenzione, per ciascuno di noi risuona per tre volte quell'interrogativo: "chi sei?". Credo che il quarto interrogativo: "cosa dici di te stesso?" ci debba fermare in un silenzio meditativo dinanzi a questa Parola.
Fermiamoci, isoliamoci, facciamo il nostro deserto, per intravedere quel raggio di luce che ci illumina. per abbeverarci ancora da quella Parola che ci salva ed essere un frammento di Essa per gli altri.
Io sarò luce solo se riuscirò ad illuminare l'altro. Io sarò gioia se renderò gioiosa la vita dell'altro. In ultima analisi, la mia immagine è e sarà sempre quella di Dio.
Lasciamoci, tutti, abitare dallo Spirito del Signore e vedremo raddrizzarsi i sentieri dei nostri pensieri, vedremo riempirsi i burroni delle nostre fragilità, vedremo abbassarsi i monti e i colli delle nostre apparenze narcisistiche.
Lasciamo che Dio sia Dio nella nostra vita.

Buona Domenica nel Signore a tutti voi!


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sabato 3 dicembre 2011

II DOMENICA DI AVVENTO (ANNO B)

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!




Siamo alla seconda tappa dell'Avvento e in questa domenica, l'evangelista Marco ci porta il lieto messaggio di Dio: Gesù.

Come all'inizio della Bibbia il principio di ogni cosa è Dio, che entra nella storia dell'uomo, così qui all'inizio di una nuova alleanza, Gesù è l'inizio e compimento dell'uomo nuovo. Quest'inizio e compimento è stato annunziato dai profeti. Qui viene citato Isaia (40,3) ma anche Malachia (3,1) fa la sua parte. Il personaggio di questa domenica è il Battista, il precursore del Messia. Giovanni è "la voce" e Gesù è "la Parola". I due vanno insieme, perchè la Parola per essere tale ha bisogno della voce. Gesù non può esprimersi senza che Giovanni Battista. In queste due espressioni, voce e parola, ci stiamo noi che siamo un continuo vocio confuso e inarticolato, abbiamo bisogno di Gesù parola del Padre per esprimerci pienamente.


Il deserto, dove il Battista predica, è un po' il nostro deserto perchè ricorda il cammino di un popolo in schiavitù, ricorda un cammino in libertà. Il battesimo di Giovanni vuole dare "corpo" al nostro deserto, mettendo nel cuore dell'uomo disponibilità a conoscere e accogliere l'azione di Dio. Non è quindi una manifestazione religiosa, come accade in molte famiglie ancora oggi, è un rito che visibilizza all'esterno le disposizioni interiori di conversione.


Nella conversione troviamo l'appello di tanti profeti. Giovanni qui li rappresenta, anzi
dirà di lui Gesù: "tra i nati di donna non è sorto uno più grande di lui". Lo vediamo vestito con le stessi vesti del profeta Elia e lui ne è l'ultimo discepolo. Giovanni va considerato più che un profeta. Egli è l'apice della profezia fino a Gesù. Giovanni rivestendosi delle pelli di cammello vuole indicarci già, perchè lui ne è testimone fattivo di rivestirci di Cristo. Il cammello è quell'animale che attraversa il deserto portando i pesi altrui. Cristo non farà altro che attraversare il deserto della nostra esistenza per addossarsi il nostro peccato. Più tardi sarà Paolo che inviterà i cristiani di Roma a "rivestirsi di Cristo" (Rm 13,14).Cristo è al centro di tutto, prima di tutto e il Battista questo l'ha capito. Pur venendo prima di lui, va "dietro" di lui. E' il primo discepolo! E di cosa deve nutrirsi il discepolo.
Il vangelo ci dice che il Battista si nutriva di miele selvatico. Ciò non significa che anche noi dobbiamo nutrirci di miele selvatico. Vuole indicare piuttosto di nutrirci della Parola di Dio, che è più dolce di un favo di miele (Sal 19,11; 119,103; Ez 3,3).


L'evangelista Marco chiude questa pericope evangelica descrivendo Gesù come "colui che viene in maniera forte". Ciò implica un'attesa diversamente è inutile la sua venuta. Il Battista ne è esempio. Quest'attesa deve essere nutrita dalla parola di Dio che ci permette di vincere il male e gustare il bene.


Colui che viene, sarà Colui che ci immergerà nella vita di Dio con il dono di sè, perchè è suo desiderio di sempre.


Buona Domenica nel Signore a tutti voi!



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