sabato 17 novembre 2018

XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

«VEDRANNO IL FIGLIO DELL’UOMO
VENIRE SULLE NUBI»


Siamo alla fine dell'anno liturgico. Domenica prossima, la XXXIV Per Annum, è la solennità di Cristo Re. Parlare della fine di un anno, non ci deve impressionare, anche se ascoltiamo espressioni come distruzioni, catastrofi. Ci bastano già i mass media a comunicarci i cambiamenti climatici. Nella Parola odierna non è così! Usa semplicemente linguaggi o immagini apocalittiche, che vogliono dire qualcosa alla nostra vita di fede.
Nel nostro modo di parlare, è facile pensare all'apocalisse come alla fine del mondo (chissà quante volte usiamo quest'espressione). Ma con Gesù non è così. Con lui quando si parla di apocalisse si intende lo svelamento di una pienezza e di un suo ritorno. Infatti, la parola più che la fine vuole indicare il fine, più che l'oscurità vuole illuminare, più che desolare vuole consolare. 
Sabato mattina, il vangelo di Luca ci lasciava con queste parole: "Il figlio dell'uomo, quando verrà, troverà ancora la fede sulla terra?" (cfr. Lc 18,1-8). Non è facile tra le fatiche e le angustie della vita tenere sempre accesa la fiamma della fede, quella stessa fede che ci è stata donata nel giorno del nostro battesimo.
I momenti più catastrofici sono quelli che ci permettono di tenere viva la fiamma della fede.
Forse Gesù ci mette un po' di inquietudine. Ed è proprio in questa inquietudine che non bisogna dare spazio alla paura ma solo alla gioia, perché Gesù è la nostra gioia e il nostro vanto. Sì, perché con Lui nasce una nuova realtà, un nuovo modo di vedere le cose e la realtà che ci circonda. Questo comporta un vivere vigilando in preghiera per non perdere di vista Gesù.
È facile in un momento di angoscia totale aggrapparsi alla prima cosa che ci capita, senza guardare il nostro faro. 
Allora, anche quando le cose di questo mondo saranno sconvolgenti e diverse, anche quando tutto ci invita ad "aver paura", alziamo lo sguardo verso il nostro faro, verso Gesù. 
Lui è la nostra vita e risurrezione. Il suo apparire "sulle nubi" non è altro la sua consolazione: "sarò sempre presente. Fidati!".

Buona Domenica nel Signore!

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PAPA FRANCESCO: «OGNI POVERO POSSA TROVARE IN NOI ACCOGLIENZA»

Foto Stephm2506/Istock
LA Giornata mondiale dei poveri istituita da Papa Francesco lo scorso anno con la lettera apostolica «Misericordia et misera» focalizza l’attenzione della Chiesa sul tema della povertà. Riflettiamo con don Ronel D'Orsi, rettore del seminario di Vallo della Lucania, in provincia di Salerno.

Chi sono i poveri?
«Credo sia importante collegare il termine povertà con essenzialità, misura che ci aiuta a definire il povero come colui a cui manca l’essenziale. Da questo possiamo ben capire che il mondo della povertà è più vasto di ciò che sembrerebbe. Ogni ambito della vita dell’uomo ha a che fare con un’essenzialità e chi ne è privo è povero».
Quali sono le povertà del nostro tempo?
«Le povertà di oggi sono quelle di sempre anche se si tingono di sfumature diverse. Al di là di quella economica non si può sorvolare sulla povertà relazionale da cui scaturiscono miserie di altro tipo come, ad esempio, quella affettiva. Non vorrei tacciare la tecnologia di colpevolezza di tal senso ma non è di aiuto: ragazzi, giovani e, sempre di più, adulti che confondono virtuale e reale al punto da mettere sullo stesso piano la stretta di mano, l’abbraccio ad un emoticon di qualsivoglia genere».
Ha un’esperienza da raccontare?
«Desidero parlare di una caratteristica che spesso si accompagna alla povertà e di cui faccio continuamente esperienza nel ministero: l’umiltà. La semplicità delle persone che si avvicinano per chiedere aiuto a volte è disarmante, ma nello stesso tempo di sprone a tenere sempre alta la guardia affinché, come ci chiede Papa Francesco, ogni povero possa trovare in noi accoglienza, comprensione e aiuto».
Lucia Giallorenzo
«Facciamo nostro l’esempio di san Francesco, testimone della genuina povertà. Egli, proprio perché teneva fissi gli occhi su Cristo, seppe riconoscerlo e servirlo nei poveri» (Papa Francesco).

(fonte: https://www.la-domenica.it/xxxiii-domenica-del-tempo-ordinario-2018/)



immagine: https://www.la-domenica.it


mercoledì 14 novembre 2018

TUTTI I SANTI DELL'ORDINE CARMELITANO


ECCO LA GENERAZIONE CHE CERCA IL VOLTO DEL SIGNORE

Ancora una volta, in questo mese di novembre, vogliamo ricordare Tutti i Santi e questa volta quelli del Carmelo. Un modo per fermarsi nuovamente a pensare la santità, un modo per viverla con coloro che già l’hanno vissuta prima di noi al Carmelo. Sono tanti, per questo la liturgia ci permette ogni volta di allargare il nostro orizzonte.
Questa festa ci ricorda che la nostra vita è fatta di tanti incontri, di tanti volti – nessuno cammina da solo – di tanti santi che ci hanno accompagnato.
Il Salmo responsoriale, rispondendo alla prima lettura tratta dalla Lettera di San Paolo ai cristiani di Roma, ci pone una domanda: chi salirà il monte del Signore?
La domanda ci prospetta un cammino, un cammino in salita. È il cammino della santità programmato nel giorno del nostro Battesimo. Ciò significa fatica e non vivere come “cristiani della poltrona”, direbbe Papa Francesco, di non accontentarsi di una vita mediocre, superficiale.
I nostri santi ci insegnano che bisogna trovare, scegliere un mezzo per essere santi. Santa Teresa di Lisieux parla di quella piccola via nuova, cerca il suo “ascensore” per arrivare a Gesù perché è troppo piccola per salire la faticosa scala della perfezione e non si tira indietro come spesso facciamo noi.
Infatti, quando parliamo di fatica, all'improvviso tutti ci ritroviamo seduti, tutti stiamo male, tutti ci tiriamo indietro. Questo purtroppo, impedisce l’incontro con Dio, impedisce la ricerca di Dio.
Eppure la santità ha molteplici volti, come molti volti ha questa città, questa nostra terra e quindi, esiste una santità adatta alla vocazione di ciascuno.
Vivere la santità significa vivere la vita di tutti i giorni in movimento, guidati dallo Spirito del Signore per incarnarlo nella propria storia, nella propria vita, sapendo che niente ci separerà dal suo amore.
Il volto di Dio va cercato nella vita di tutti i giorni e in tutti i volti. Diceva Sant’Ireneo: “Gesù non rifiutava né oltrepassava la natura umana, né aboliva in se stesso la legge del genere umano, ma santificava ogni età per la somiglianza che ciascuna aveva con lui: infanti, fanciulli, ragazzi, giovani e adulti. Per questo è passato attraverso ogni età”.
Qui sta la bellezza che salverà il mondo che è un continuo lasciarsi portare in semplicità, in umiltà e non come in una fiction!
Lui è amore e la sua santità è stata inchiodata sulla croce del Figlio. Ed è in questa croce che ogni vocazione trova il riflesso della sua santità, come in un abbraccio.
Tanti hanno vissuto quest’amore misericordioso di Dio e tanti son saliti al suo santo monte; ognuno con le proprie forze, con i propri limiti. Con loro dobbiamo sentirci un unico corpo (credo la comunione dei santi, professiamo). “Noi non siamo soli, ma avvolti da una grande nuvola di testimoni” (Eb 12,1), con loro formiamo il corpo di Cristo, con loro siamo i figli di Dio, con loro saremo una cosa sola con il Figlio.
Essi sono il popolo delle beatitudini insegnano che la vita dei veri discepoli di Gesù più che una serie di cose da fare è un modo di essere: essere fedeli a Dio sopra ogni cosa, essere misericordiosi, essere miti, essere tessitori di pace, essere limpidi nel cuore, essere forti nelle avversità come sono stati loro: generazione che ha cercato il volto di Dio e che ora vivono nella moltitudine immensa dei santi.

(Letture: Rm 8,28-39; Sl 24; Mt 5,1-12)