sabato 23 giugno 2018

XII Domenica del T.O. NATIVITA' DI SAN GIOVANNI BATTISTA

In questa XII domenica del Tempo Ordinario, la liturgia ci fa celebrare la natività di San Giovanni Battista l’unico santo, oltre la Madre del Signore, del quale si celebra con la nascita al cielo anche la nascita secondo la carne. La data della festa, tre mesi dopo l’annunciazione e sei mesi prima del Natale, risponde alle indicazioni di Luca (1,39.56-57). Di Lui Gesù dirà: "tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista" (Mt 11,11).
"Ecco chi riguarda la solennità che oggi viene celebrata: colui del quale uno più grande non è sorto tra i nati di donna" (Sant'Agostino).
L'annuncio di questa nascita è messa in parallelo con quella del Messia con sfumature diverse. Giovanni sarà il precursore con la parola e la vita (Mc 6,17-29).
Che sarà mai questo bambino? si chiedevano i vicini e i parenti. Una domanda che appartiene a tutti. Tutti dobbiamo porcela, perché non si nasce per caso,ogni figlio è un dono di Dio, ogni figlio è un progetto di Dio. Basta pensare che la nascita di Giovanni è paragonabile al miracolo in quanto nasce da una mamma sterile e anziana e il nome imposto non appartiene alla famiglia, non è stato scelto dai genitori ma da Dio.
Giovanni è il solo ricolmato di Spirito Santo già nel grembo della madre. È il solo chiamato ad indicare e annunziare il Messia presente nel mondo, perché nessuno sbagliasse nelle sue scelte. È il solo preposto a preparare la via al Signore che viene per la salvezza del suo popolo. A nessun altro è stata concessa una grazia così grande, potente, forte. E tuttavia, dirà Gesù che "il più piccolo del regno dei cieli è più grande di Lui".
Celebrare questo uomo santo di Dio ci riporta a prenderlo come modello nella nostra vita e non un semplice "andare a Messa perché è domenica". 
Prendere come modello significa anzitutto riscoprire la propria vocazione battesimale e andare nel deserto della vita testimoniando l'Agnello di Dio e abbandonandosi alla volontà di Dio.
Invochiamo lo Spirito Santo perché illumini la nostra vita battesimale.

Buona Domenica nel Signore!

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domenica 27 maggio 2018

SANTISSIMA TRINITA' (Anno B)

DAL VANGELO SECONDO MATTEO (Mt  28,16-20)

In quel tempo 16i discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. 17Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. 18Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. 19Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, 20insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

La scorsa domenica, celebrando la Pentecoste, abbiamo chiuso il ciclo pasquale per riprendere il Tempo per annum, il tempo ordinario. Siamo ritornati all'ordinarietà della vita. 
In questa ferialità della vita ecco che la prima domenica celebriamo la festa della Santissima Trinità: contempliamo il mistero del nostro Dio.
Già parlare della Santissima Trinità sembra avere davanti un teorema o chissà quale grande studio teologico lontano dalla realtà.
Eppure tante volte abbiamo sentito parlare di Dio amore, di Dio relazione. Del resto, ogni giorno, ci segniamo col segno di croce dicendo: nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Oggi ne scopriamo il volto perché Dio è un "tu" con cui relazionarci.
Questa relazione è descritta nel brano evangelico odierno, preso dalla conclusione del vangelo di Matteo, in cui Gesù consegna ai discepoli parole che di fatto sono la “professione di fede” di ogni cristiano quando diventa tale, discepolo di Gesù attraverso il battesimo. Ovviamente, le prove della vita non mancheranno mai. 
Nel brano gli apostoli sono undici e non dodici. L'evento del tradimento, del dubbio è ancora fresco. La comunità quindi è ferita e dubbiosa. Il Risorto però è lì nel cuore di ciascuno. È lì presente davanti a tutti.
Questa presenza è adorazione, fiducia, missione. Ognuno è chiamato nel nome della Santissima Trinità a relazionarsi anzitutto con Dio per imparare da Lui a porre fiducia. Questa relazione con Dio deve scaturire nella ferialità della vita, nella relazione con gli altri. Questa è una possibile indicazione per vedere il volto di Dio in questa società, nonostante le ferite, i dubbi.
Il cristiano, in questa sua turbolenza, può ancora una volta incrociare il suo sguardo con lo sguardo del Crocifisso, dove, nel segno della croce è racchiusa l'icona di Dio Amore.

Buona Domenica nel Signore a tutti voi!


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