domenica 28 ottobre 2007

DIVENTARI LIBERI

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Il Vangelo (vedi Lc Lc 13,10-17) ci presenta una donna che "era curva e non poteva drizzarsi in nessun modo"; una malattia che oggi definiamo artrosi deformante. Questa situazione aveva portato la donna a rassegnarsi al suo destino. Brutta è la rassegnazione! Ma alle volte anche l'indifferenza di chi ci sta accanto o di chi ci conosce convince a rassegnarsi alla propria condizione!
Gesù è presente in questa situazione di sofferenza, vede, si commuove e guarisce. La folla esulta per tutte le meraviglie operate da Gesù e, mentre i suoi oppositori si vergognano, ripete: Tu ci salvi, Signore, fonte della vita.
Carissimi, Cristo passa ogni giorno dalla nostre infermità, dal nostro dolore e ci "scioglie", ci libera, ci salva. Anche tu che mi stai leggendo, che soffri inchiodato dal tuo dolore, paralizzato dalla paura, il Signore viene e ti scioglie, ti permette di riacquistare dignità, di alzarti dritto e guardare in avanti, non in terra.
Il brano oltre a farci capire che tutti siamo chiamati a libertà, come ci fa capire la prima lettura (vedi Rm 8,12-17). Libertà dei figli di Dio è non conformarsi al pensiero umano, ma instaurare sempre più un rapporto col Padre per poter essere tali. Questo rapporto ci conduce a guardare il cuore e non la legge, ad imparare da Gesù l'arte del rispetto della persona e la gioia del liberare. La legge è a servizio dell'amore, essa è la norma ancella della buona notizia. E se il Vangelo è lieta notizia dobbiamo vivere esultando, ringraziando Dio per le opere che compie in noi e in tutti e chiediamo la conversione del cuore perché non abbiamo a vergognarci per la nostra di noi e della nostra miseria.
Preghiamo lo Spirito Santo per saper ben discernere, tutto ciò di cui abbiamo bisogno per lasciarci liberare: liberi da tutto quell'egoismo che ci paralizza e c'impedisce d'essere "imitatori di Dio" e "camminare nella carità".
Nella nostra sofferenza, quando siamo inchiodati dal dolore, ripiegati su noi stessi, stendi la tua mani Dio misericordioso e compi meraviglie perché anch'io diventi capace di "proclamare ai prigionieri la liberazione".

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