venerdì 14 dicembre 2007

QUALE ATTESA NELLA NOSTRA VITA?

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

Quante domande con gli occhi chiusi! Con la loro domanda (vedi Mt 17,10-13), i discepoli esprimono le riserve dei dottori della legge verso Gesù. Se Gesù fosse il Messia atteso, il profeta Elia avrebbe dovuto essere tornato da molto tempo per preparare la sua venuta. E se Elia fosse effettivamente stato là, avrebbe già cominciato molte cose: non ci sarebbero più oppressioni politiche, il dominio dell’uomo sull’uomo sarebbe giunto alla fine, non vi sarebbero più opposizioni sociali tra poveri e ricchi, una nuova era di pace sarebbe già iniziata.
Gesù spiega ai suoi discepoli che la nuova era di pace comincia adesso, per coloro che colgono la loro opportunità, che rispondono all’appello alla conversione e instaurano la pace nel proprio cuore. Ma, come al solito, le attese degli uomini sono altre: essi contano su un potente che possa aiutarli automaticamente a stabilire la pace. Ecco perché le parole del Battista si sono perse nel vuoto. E perché la violenza minaccia quelli che portano la pace: Giovanni Battista muore di morte violenta, e Gesù presagisce che anch’egli sarà colpito da un destino simile.
Anche oggi, il sistema neoliberale del consumismo disintegra le famiglie e promuove la massificazione che distrugge la vita. Ricostruire e rifare il tessuto sociale e la convivenza comunitaria delle famiglie è pericoloso, perché mina la base del sistema di dominazione. Giovanni Battista fu ucciso perché aveva un progetto di riforma della convivenza umana (cfr. Lc 3,7-14). Svolgeva la missione di Elia (Lc 1,17). Per questo fu ucciso. Gesù continua la stessa missione di Giovanni: ricostruire la vita in comunità. Poiché Dio è Padre, noi siamo tutti fratelli e sorelle. Gesù riunisce due amori: amore verso Dio ed amore verso il prossimo e gli da visibilità nella nuova forma di convivenza. Per questo, come Giovanni, anche lui fu messo a morte. Per questo, Gesù, il Figlio dell'Uomo, sarà condannato a morte.
Nella preghiera, fermiamoci a considerare quanto sia importante che il nostro credere diventi sempre più il nostro amare, nel dono effettivo di noi stessi. L'Avvento è tempo propizio perché il cuore, e quindi la vita, prenda fuoco. Preghiamo così: O Dio che mi hai talmente amato da darmi il tuo Figlio "venuto a portare il fuoco", fa' che in Lui io arda e irradi luce, amando.

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