mercoledì 2 gennaio 2008

ANCHE TU, SAI RICONOSCERE GESU'?

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

Continua la presenza del Battista nel nostro ascolto della Parola. Se l'abbiamo appena visto come testimone di una persona, adesso lo vediamo come colui che riconosce Gesù nascosto tra la folla (vedi Gv 1,29-34) e facendo segno, lo indica e grida: “Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo!... Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui. Io non lo conoscevo, ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua, mi aveva detto: L’uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo. E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio”.
Giovanni Battista dà questa decisa testimonianza per convincere che Gesù è colui che “era prima”, il Servo sofferente di Isaia, la realizzazione dell’attesa apocalittica degli ebrei simbolizzata dall’Agnello Pasquale.
Giovanni Battista vede venire Gesù verso di sé. In effetti, prima che siamo noi ad andare verso Gesù, è lui che viene verso di noi. E lui che avanza e scende nella nostra vicenda umana. E appare diverso da come noi lo vorremmo. Gesù non è fatto a nostra immagine e somiglian­za, come qualcuno vorrebbe... è altro, molto altro da noi.
Anche Giovanni dice: "Io non lo conoscevo". Ma, illuminato dallo Spirito, appena lo vede vicino dice: "Ecco l'agnello di Dio". Il Battista contempla in quell'uomo che ha davanti colui che salverà tanti, che prenderà sulle spalle (questo significa il verbo "toglie") il pec­cato del mondo, che cancellerà i legami antichi e violenti che rendono schiavi uomini e donne. Colui che libererà tutti dalla radicata logica del peccato, colui che farà precipitare le poten­ze cattive di questo mondo liberando chi soffre a causa della tirannia del male. E non aggiunge altro.
L'evangelista più avanti farà dire a Pilato: "Ecco l'uo­mo". Davvero questo salvatore è un agnello indifeso; non è un re con un grande seguito. E' il Figlio di Dio, ma è come un agnello. Un agnello, per di più, condotto al ma­cello (vedi Is 53,7). Eppure in quell'uomo, nella sua parola, nei suoi gesti, nel suo cuore, è racchiusa la realtà della nostra salvezza: e un uomo che non è vissuto per se stesso, fino al punto di dare la propria vita per gli altri. La verità è che solo la Potenza dell’Amore di Dio che si rivela nell’Agnello “sgozzato per noi” riesce a colmare quel “vuoto interiore” causato dal peccato che devasta l’umanità. La Chiesa di Cristo è “l’ovile” dove crescono i campioni-agnelli, chiamati a seguire le “orme” del Pastore: a rinnegare progressivamente in se stessi la loro natura di lupi e nella misura in cui si trasformano in agnelli, dare la propria vita per la salvezza dell’umanità.
Preghiamo così: Dio, nostro Padre, che nel Cristo ci hai scelti come tuoi figli, riempi i nostri cuori con la tua grazia perchè, con tutta la creazione, possiamo cantare il canto nuovo dei redenti. Per Cristo nostro Signore. Amen.

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