martedì 22 gennaio 2008

IL SABATO DI DIO: FESTA DELL'AMORE, PIENEZZA DELLA VITA

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

Una volta ancora Gesù si trova alle prese con i farisei che osservano la legge con rigore, senza tenere conto dell’uomo e senza riconoscere la dignità umana. Siamo ancora una volta di fronte alla questione del sabato. Questa volta, però, Gesù vuole rendere pubblica la sua posizione riguardo a questo giorno sacro per gli ebrei. È sabato e Gesù, come è suo solito, si reca nella sinagoga per la preghiera. Qui incontra un uomo con un grave handicap al braccio. Gesù, appena lo vede, si commuove, come gli accade ogni volta che incontra i malati e i deboli, lo chiama e gli dice "Mettiti nel mezzo" (vedi Mc 3,1-6).
Il momento è grave, il confronto è pubblico. Tutti gli occhi sono concentrati su quello che farà il Maestro. L'Evangelista osserva che gli sguardi degli astanti non sono affatto buoni perché "osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato per poi accusarlo".
La vicinanza di Gesù è sorprendente, egli rischia la propria vita per l’uomo, e il Vangelo di oggi insiste su questo punto. Non teme né la morte né la condanna, giurata da coloro che egli definisce “sepolcri imbiancati” con la calce (Mt 23,27), rigidi nelle loro osservanze (formali) ma colmi di “sporcizia” all’interno. Gesù però va diritto a ciò che vuole dimostrare rivolgendo alcune domande che mettono a tacere i farisei. "È lecito in giorno di sabato fare il bene o il male, salvare una vita o toglierla?". Parole che scalzano ogni possibile risposta, ma non riescono a toccare il cuore di questi uomini, che, dopo il miracolo "e la sua mano fu risanata", "tennero consiglio contro di lui per farlo morire". L'unico che riesce a capire e ad affidarsi al Maestro è il malato, il quale, mettendosi nel mezzo, non si vergogna di mostrare il male che l'ha colpito, né il desiderio di guarirlo in un giorno proibito: egli non ha timore delle intenzioni di condanna che serpeggiano nella sinagoga.
Noi, come ci saremmo comportati di fronte a uno che si proclamava Messia, che faceva cose strane, che ribaltava le usanze di sempre ritenute dai più l'espressione di una religiosità austera e profonda? "Guardiamoci bene dal pensare di trovarci in una posizione da cui siamo in grado di giudicare il mondo intero" (M. Delbrêl).
Gesù non viola il sabato, come lo accusano i farisei. In verità, con tale guarigione il vero "sabato" (il giorno di Dio) irrompe nella vita degli uomini: la creazione raggiunge in quell'uomo il suo compimento. Ogni volta che la misericordia e la salvezza di Dio toccano la vita degli uomini si compie il "sabato" di Dio: la festa dell'amore e della pienezza della vita.
Restiamo in silenzio, e preghiamo facendo nostra questa preghiera: Signore, Dio nostro, noi non siamo migliori dei farisei: se qualcuno viene a turbare le usanze del nostro gruppo o le nostre abitudini personali, subito siamo tentati di allontanarlo. Insegnaci a rispettare coloro che lavorano per il bene dell'uomo, anche se la loro azione dovesse sconvolgere i nostri schemi come quella di Gesù quando è passato in mezzo agli uomini, lui, il Cristo, tuo Figlio e nostro Signore.

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