giovedì 24 gennaio 2008

SEGUIRE GESU' PER FATICARE CON LUI

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

La Parola di Dio è quella spada che penetra nelle nostre viscere per poter mettere a nudo la nostra esistenza e farci agire da persone mature.
Così è successo nella vita di Saulo di Tarso che, con la sua conversione, oggi continuiamo a chiamarlo san Paolo.
La potenza della Parola per Paolo si è manifestata sulla via di Damasco, l'accanito fariseo persecutore dei cristiani, viene letteralmente folgorato da Cristo. In Paolo l'intenzione era per tenere unito il suo popolo. In Gesù vedeva un falso profeta e non Dio e quindi i cristiani una setta da eliminare. C'era dello zelo per Dio in Paolo anche prima della conversione, ma il suo zelo, che si risolveva in modi violenti, era cieco e sbagliato. Quand'è che il suo zelo illimpidisce? Quando Gesù fa irruzione nella sua vita, come lo fece nella vita dei primi discepoli, come continua a farlo ancora oggi.
Dice il Vangelo: "In quel tempo, Gesù salì sul monte, chiamò a sé quelli che Egli volle ed essi andarono da lui" (vedi Mc 16,15-18). Gesù sale sul monte, desidera trovarsi di fronte al Padre per capire la sua volontà. Ed è proprio sul monte, luogo della manifestazione divina per tutta la tradizione del popolo di Israele, che il Maestro chiama a sé "quelli che egli volle" e costituisce così la prima Chiesa. Se facciamo caso sono gente comune, stanchi dalla fatica, senza diplomi, con pregi e difetti come tutti, ma disposti a seguire Gesù e a faticare per lui. Si sentono chiamare per nome, si sottraggono alla folla e gli si pongono accanto. Ora attendono la sua parola, che definisce in sintesi la loro missione.
Anche a san Paolo accadde la stessa cosa. Nella sua conversione capii che tutti siamo membra di Cristo per la fede in lui: in questo consiste la nostra unità. Gesù stesso fonda la sua Chiesa visibile. "Che devo fare, Signore" chiede Paolo, e il Signore non gli risponde direttamente: "Prosegui verso Damasco; là sarai informato di tutto ciò che è stabilito che tu faccia". Lo manda dunque alla Chiesa, non vuole per il suo Apostolo una conversione individualistica, senza alcun rapporto con gli altri discepoli. Egli deve inserirsi nella Chiesa, Corpo di Cristo, al quale deve aderire per vivere nella vera fede.
Il cristianesimo, infatti, non è un'ideologia: è una compagnia reale con Gesù, in un rapporto da persona a persona, che ci coinvolge totalmente. E da questo coinvolgimento con Gesù, veniamo spinti verso tutti gli uomini. Andare e stare con lui sembrano due cose contraddittorie. Ma, in realtà, non c'è alternativa tra contemplazione e azione. La nostra missione nasce dall'essere in Cristo, e la nostra prima occupazione è di restare uniti con lui come il tralcio alla vite (cfr. Gv 15,1ss), fino ad essere contemplativi nell'azione.
Quando preghiamo, chiediamo al Signore di farci dimorare in Lui, anche durante le occupazioni della giornata, perché si realizzi quella comunione profonda che illumina la vita nel quotidiano. Lo possiamo fare con una preghiera semplice, il Padre nostro che nella sua semplicità racchiude l'amore di Dio per ciascuno di noi.

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