martedì 12 febbraio 2008

IL VERO MIRACOLO

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

Guardavo ieri sera, tutto assonnato, "Porta a Porta" il programma televisivo condotto da Bruno Vespa. La puntata era centrata su Lourdes nel suo 150° anniversario delle apparizioni della Vergine Maria a Bernadette di Soubirours. Durante il corso del programma, nei vari interventi è venuto alla luce che la gente va in cerca di segni. Fermandomi all'esteriorità di questa espressione, anche la Parola da' un segno a ciascuno di noi.
Gesù stesso vuole essere quel segno, ma ad una generazione incredula dona solo il segno di Giona (vedi Lc 11,29-32).
La prima lettura che la liturgia ci offre (vedi Gn 3,1-10) ci racconta l'episodio di questo profeta, chiamato da Dio ad annunciare la distruzione di Ninive, pavido vista l'aria che tira, fugge verso il mare e si imbarca incorrendo in una serie di disavventure. Ripescato da Dio dopo essere stato buttato a mare dai superstiziosi marinai che a lui attribuiscono la tempesta in cui sono incappati.
La predicazione di Giona a Ninive susciterà l'effetto sperato: tutti si convertono e fanno penitenza e Giona, scocciato per tutta la fatica fatta, se la prende con Dio che – al solito – si lascia intenerire e cambia idea rispetto alla distruzione minacciata...
Il segno di Giona: cioè la predicazione che Gesù fa deve essere sufficiente al popolo ebraico per riconoscere in lui l'inviato di Dio. Ma così non accade: bisognosi di miracoli e segni, gli uomini pongono continuamente delle condizioni a Dio. Sappiamo sfruttare la parola che abitualmente ascoltiamo, non poniamo sciocche condizioni a Dio e non lasciamoci passare davanti da tutti coloro che – non avendo un'esperienza di fede – con entusiasmo si lasciano convertire dalla Parola.
Ma quanta difficoltà alla conversione, specialmente se ci dichiariamo credenti o peggio crediamo di credere. La vera guarigione, il vero miracolo che avviene a Lourdes è la conversione. E questo è per noi un monito bruciante, per noi ascoltatori della parola, per non abituarci mai al messaggio del Signore, a lasciarci scuotere e convertire dai tanti Giona che incontriamo sul nostro cammino, ad accogliere con fede la Parola del Rabbì Gesù.
Il segno di Giona, Signore, ci richiama alla conversione, perché come la regina del sud venne a conoscere la sapienza di Salomone e si convertì, perché come gli abitanti di Ninive si convertirono alla predicazione del profeta, anche noi ascoltiamo la parola ed ecco, ben più di Salomone e di Giona c'è qui: Gesù. Egli vuole farci penetrare in quella “sapienza di Dio” che è “follia” finché noi la vediamo dall’esterno, cioè nel mistero della sua croce. Di fronte ai giudei che da lui reclamano un segno, Gesù proclama che nella religione che egli istituirà non saranno i segni esteriori i più importanti. Egli compirà ogni genere di miracolo, ma il grande segno, il solo segno che deve essere il sostegno estremo di tutti coloro che credono in lui, è la sua morte e la sua risurrezione. Dio ci concede generalmente molti segni del suo amore, della sua presenza. Ma quando la nostra unione con Gesù diventa più profonda, possiamo conoscere dei momenti di grande debolezza, passare attraverso ogni sorta di purificazione, attraverso delle morti, delle agonie a volte molto dolorose. Ma questi momenti sono sempre seguiti da momenti di grazia, di risurrezione del nostro cuore. Gesù ci insegna a camminare senza timore su questa stretta via che ci unisce a lui nei suoi misteri.

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