lunedì 19 maggio 2008

ESSERE IL PRIMO

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

La vita di tutti i giorni è una corsa: corsa verso qualsiasi meta e più si avvicina la fine della giornata, più ci sembra che il tempo sia volato e che non abbiamo fatto nulla. Qualcuno potrebbe affermare che la vita sia una corsa, sì ma verso dove?
Nel vangelo, Gesù capovolge la situazione (vedi Mc 9,30-37). Gesù aveva loro comunicato l'obiettivo della sua missione: quell'essere consegnato alla passione e alla morte, quell'essere sul punto di "ingoiare" la morte e risorgere. Essi però non avevano capito assolutamente nulla. Ma il loro pensare li portava per altre mete, anche se lungo la strada, "avevano discusso tra loro chi fosse il più grande". Ma Gesù rimane al suo posto, non rimprovera nonostante che per l'ennesima volta i discepoli erano lontani dal capirlo. Allora prese un bambino lo mise al centro di tutti, lo abbraccia e proclama apertamente che solo chi accoglie uno di questi piccoli nel suo nome accoglie veramente Lui e il Padre stesso che lo ha inviato. Così è la vivente metafora della semplicità che è il bambino a far luce. Al bambino piccolo infatti non interessa di essere il primo o l'ultimo, di dominare sugli altri e di riscuotere onori. Al bambino importa di starsene abbandonato in braccio alla mamma o al papà. Lì è al sicuro. Lì è se stesso e ha quello di cui ha bisogno: un amore grande che, a suo modo, ricambia con la sua illimitata fiducia.
E' solo in questa dinamica della piccolezza che si arriva primi, che si è colmati della benedizioni di Dio. Infatti "Dio resiste ai superbi; agli umili invece dà la sua grazia", dice Giacomo nella prima lettura (vedi Gc 4,1-10).
Mettiamoci in silenziosa preghiera invocando lo Spirito Santo che ci liberi da quella presunzione che abbiamo. Chiediamo il dono dell'umiltà per fare spazio al "bambino del Regno".

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