giovedì 26 giugno 2008

LA NOSTRA LEBBRA INTERIORE

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

La malattia! Altre volte è capitato parlarne, ma penso che anche voi ne avete sentito parlare più volte. Sì, Gesù durante il suo cammino incontra spesso persone ammalate. Ebbene, c'è una malattia che paralizza il nostro esistere, il nostro stare insieme agli altri, che ci allontana. Nel vangelo troviamo un lebbroso che arriva vicino a Gesù (vedi Mt 8,1-4). Era un escluso. Chi lo avesse toccato sarebbe diventato impuro! Per questo, i lebbrosi dovevano essere allontanati (vedi Lv 13,45-46). Ma quel lebbroso ebbe molto coraggio. Trasgredì le norme della religione per poter entrare in contatto con Gesù. Giunto vicino, dice: Se vuoi, tu puoi sanarmi! Ossia: "Non c'è bisogno di toccarmi! Basta che il Signore lo voglia ed io sono curato". Questa frase rivela due cose: 1) la malattia della lebbra che rendeva impuri; 2) la malattia della solitudine a cui era condannata la persona dalla società e dalla religione. Rivela anche la grande fede dell'uomo nel potere di Gesù.
Il vangelo parla, sì, di lebbra ma, attenzione! è una malattia che colpisce dentro di noi.
Infatti qui si allude alla nostra lebbra interiore! Ditemi se non siamo lebbrosi anche noi quando evidenziamo il nostro orgoglio, il nostro erotismo, la nostra cupidigia! Se è così, rechiamoci da Gesù e, come i lebbrosi, inginocchiamoci davanti a lui nel Santo Sacramento e diciamogli: “Signore, se vuoi, tu puoi guarirmi”. Se la nostra fede è intensa, se la nostra speranza è solida, se il nostro amore è profondo, Gesù stenderà la mano sulla nostra anima e dirà al nostro orecchio interiore: “Lo voglio, sii sanato”. E' come se dicesse: "Per me, tu non sei un escluso. Non ho paura di diventare impuro toccandoti. E ti accolgo come un fratello!" Noi saremo subito purificati dalla nostra lebbra interiore. Poi Gesù dirà: “Guardati dal dirlo a qualcuno, ma va’ a mostrarti al sacerdote. E confessati, affinché ciò serva come testimonianza della tua riconciliazione per tutta la Chiesa!”. Gesù non solo sana, ma vuole che la persona sanata possa vivere con gli altri. Reintegra la persona nella convivenza fraterna.
Preghiamo allora e presentiamo al Signore le necessità del nostro tempo e della nostra vita: Risana, o Padre, le nostre ferite.

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