venerdì 4 luglio 2008

APRI SIGNORE IL NOSTRO CUORE

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

La novità di Gesù - tanto nelle sue parole che nei suoi gesti - non la troviamo nell’Antico Testamento. Quando apriamo le pagine del Nuovo Testamento e vediamo Cristo, appaiono la Verità, la Saggezza, la Vita. È lo sposo che Israele aspetta. È il Messia. Però non a tutti è dato di capirlo. Ecco perché il versetto alleluiatico ci fa pregare così: "Apri, Signore, il nostro cuore e comprenderemo le parole del Figlio tuo".
Il banchetto festoso e il digiuno sono due archetipi umani, due elementi comuni a tutte le religioni. La festa e la mensa segnano il tempo della pienezza, del compimento. Il digiuno invece è simbolo di una mancanza, di un "non-ancora". Sia i farisei sia i discepoli di Giovanni Battista digiunano: i primi tutti rivolti verso il passato, verso Mosè e la Legge, i secondi protesi verso il futuro, verso il Messia che deve venire, né gli uni né gli altri vivono il presente, l'adesso, sbilanciati in avanti o indietro (vedi Mt 9,14-17).
Ma per il vero cristiano, per il vero discepolo di Cristo non è così: è il tempo della festa, è giunto il tempo delle nozze, ed è questo! Gesù inaugura questo tempo di salvezza, inaugura l' "oggi eterno" della salvezza. A Cana offre il vino migliore, la cui origine è sconosciuta, perché Dio solo lo offre, alla sua ora, al suo momento. Gesù è questo vino che rallegra il cuore della Chiesa; è colui che offre il vino della salvezza; è il dono di Dio per tutti noi.
Per capire e ricevere Gesù, quello che è vecchio non basta. Bisogna rinascere all’acqua e dallo Spirito. La Legge mosaica non basta; bisogna ricevere le Beatitudini. Il digiuno non basta; è necessaria la povertà del cuore che ci dispone a ricevere qualsiasi cosa da Dio. Cristo non è un pensiero umano, ma dono del Padre che brilla gratuitamente sulla scena umana. Con Lui le cose di prima sono passate, qualcosa di nuovo e di bello è nato. Il vino nuovo, il vino della festa è pronto: e noi, siamo pronti ad accoglierlo? Siamo otri nuovi (v.17)? Abbiamo deposto le opere della carne: ingiustizia, malvagità, cupidigia, invidia, maldicenza... (cfr. Rm 1,29-31 e Gal 5,19-21)? Siamo rivestiti dei frutti dello Spirito: «Amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé» (Gal 5,22)?
Preghiamo ripetendo quanto san Paolo ci insegna: Chi mi separerà dall'amore di Cristo? (cfr. Rm 8,35).

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