martedì 30 settembre 2008

TI SEGUIRO' DOVUNQUE TU VADA!

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

Iniziamo un nuovo mese, il mese dedicato al Rosario e lo iniziamo con una grande e piccola santa: Santa Teresa di Gesù Bambino.
In questa celebrazione, molto cara ai Carmelitani, il Vangelo ci presenta Gesù preso dal suo viaggio verso Gerusalemme e subito si pone il problema della sequela (vedi Lc 9,57-62): come seguirlo?
Gesù educa il suo discepolo a seguirlo. Anzitutto parte dalla nostra vita stessa, ma non dobbiamo aprire la mente per dire: "allora per seguirlo bisogna... se no non seguo". No, non è così. Gli esempi descritti dal Vangelo delineano la serietà e le esigenze che la chiamata comporta. Il Vangelo con la sua triplice risposta sembra che indirizzi l'ambiente di famiglia. Alla prima persona viene detto che il discepolo non è colui che decide di segire Gesù standosene comodo e tranquillo a casa: si tratta infatti di seguire colui - il Figlio dell'uomo - che non ha dove posare il capo.
Alla seconda persona, Gesù ribadisce il primato dell'annuncio del Vangelo anche sulle cose più delicate della famiglia, come può essere la sepoltura del padre. La terza persona che si avvicina si sente dire da Gesù che non deve avere nessun rimpianto.
Ma è tutto qui? La sequela che indica Gesù richiede anzitutto un uscire dal proprio egocentrismo. Viene presentato come una lotta e non come una disperazione. In tutto questo Gesù non chiede altro che "rinascere dallo Spirito", di "non vivere più per se stessi, ma per Colui che è morto e risorto per noi". La posta in gioco è proprio la radicalità che chiede di mettere al centro della nosra vita Gesù e le esigenze del Regno. Il mestiere di seguire Gesù è molto impegnativo: non consente distrazioni; è un'occupazione a tempo pieno. "Se uno è in Cristo, è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ne sono nate di nuove". Sono espressioni di S.Paolo che ha capito bene questo salto di qualità che Gesù chiede perché possiamo vivere la sua sequela e attingervi gioia. È ancora S.Paolo che ci rende avvertiti del fatto che noi "siamo viventi per Dio, in Cristo Gesù". Si tratta di entrare, per grazia (in forza dello Spirito Santo e non con sovrumani sforzi nostri), in quella "nuova creazione" che Gesù ha operato con la sua morte e resurrezione.
Preghiamo così: Signore, dammi il coraggio di uscire dal mio io per amare te sopra ogni persona e cosa, di amare tutto e tutti in te e per il tuo Regno.

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