martedì 14 ottobre 2008

CRISTO PAROLA GERME VIVENTE DI BONTA'

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Nel vangelo di oggi, nella ricorrenza di Santa Teresa d'Avila, continua la relazione conflittuale tra Gesù e le autorità religiose dell’epoca (vedi Lc 11,42-46). I farisei osservano scrupolosamente la legge nelle piccole cose e la calpestano nei comandamenti essenziali. Sono vanagloriosi. Esteriormente si presentano irreprensibili, ma interiormente sono ben lontani dall'osservanza della legge. Gesù esige che la legge sia osservata per intero: "Queste cose bisogna curare senza trascurare le altre" (v. 43). Ma il precetto più importante è il comandamento dell'amore (cfr. Lc 10,27). L'osservanza dei comandamenti, se è senza amore, è non osservanza. Invece di amare Dio e il prossimo, il fariseo ama se stesso; si mette al centro di tutto, facendo del proprio io il suo Dio.
I «guai» scagliati dal Signore contro scribi, farisei e dottori della legge sono l'esatto opposto delle beatitudini. Queste sono frutto e conseguenza del bene riconosciuto, amato e praticato, quelle derivano invece dalle cattive azioni e particolarmente dalla falsità e dall'ipocrisia. Per questo Gesù paragona i suoi nemici a «sepolcri imbiancati», belli all'esterno, ma pieni di putredine all'interno. Nell'osservanza della legge il movente non dev'essere l'ambizione, ma la volontà del Padre: "Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli" (Mt 6,1). I farisei cercano la loro salvezza nell'osservanza della legge. La loro salvezza sta in realtà nella parola di Dio, che giunge a loro tramite Gesù.
Preghiamo così: Donaci, Signore, autenticità di cuore, di non trascurare la norma riempiendola però d'amore, di non sentirci maestri ma fratelli, di non avere paura quando, attraverso la vita, ci chiedi di cambiare atteggiamento. Tu ci ami, Signore, ogni giorno e per l'eternità.

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