giovedì 25 dicembre 2008

IL DRAMMA DELLA PRESENZA DI DIO

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!
Andiamo, vediamo, conosciamo... sono i verbi che abbiamo riscontrato in questo Natale, verbi che ci muovono dentro e fuori di noi fino alla testimonianza. Ecco perché la liturgia porta subito dopo il Natale un testimone di Gesù: Santo Stefano.
In questo giorno, il Vangelo di Matteo ci dice che la notra testimonianza non viene da noi ma viene dallo Spirito del Padre (vedi Mt 10,17-22). Quindi non è una sorpresa vedere che al candore del bianco, al brillare dell'oro e delle mille luci, segua nella liturgia il colore rosso, accostando così la primizia della nuova nascita con la primizia del martirio (ciò che vedremo nella liturgia dei Santi Innocenti). Il brano evangelico fa parte del discorso missionario di Gesù ai Dodici. Dopo aver dato loro il compito di comunicare il Vangelo li avverte che non mancheranno le opposizioni: "vi mando come agnelli in mezzo ai lupi". Ma non debbono preoccuparsi. Egli è con loro, e il suo Spirito li sosterrà. Stefano è il primo dei martiri, il primo agnello che viene sacrificato, a imitazione del Maestro.
La vicenda di gioia e di dolore espressa nella vita di Gesù continua nella storia della Chiesa e dei suoi testimoni; dopo averla letta nel Vangelo, la vediamo riflessa nei suoi discepoli e seguaci. Stefano è tra questi e non poteva tacere il Vangelo che aveva ricevuto e che gli aveva cambiato l'esistenza. E non si arrese quando le opposizioni e la violenza iniziarono ad abbattersi su di lui a motivo della sua nuova vita. E neppure si lasciò intimidire dalle opposizioni. Forte della fede continuò a testimoniare il Vangelo sino all'effusione del sangue.
Forse queste parole rovinano la bellezza di un Natale pieno i pastorelli e sentimenti, m il Natale è il dramma di un Dio presente e di un uomo assente, dramma della fatica dell'uomo ad aprirsi, ad accettare la novità della presenza di Dio. Ieri è nato il Salvatore, oggi nasce alla luce della vera vita il primo dei testimoni del Maestro. Ma anche se questo dolore ci provoca alla stessa maniera ci mette davanti alla realtà. Accogliere la novità della presenza di Dio può costare fatica, può provocare reazione. Celebrare un martire nel clima natalizio ci ricorda quanti muoiono a causa di Cristo, ci dice che far nascere Cristo può significare subire violenza, presa in giro, sguardo compassionevole.
Allora la nostra preghiera mentre cantiamo una nenia a Gesù Bambino affidiamo la nostra vita perché venga trasformata in amore secondo il disegno divino: Signore, sii per me la rupe che mi accoglie,la cinta di riparo che mi salva.Mi affido alle tue mani;tu mi riscatti, Signore, Dio fedele (Sal 30).

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