mercoledì 14 gennaio 2009

IL MIRACOLO DELLA CONVERSIONE

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


La Parola è viva ed efficace e continua a sanare le nostre ferite, la nostra lebbra (vedi Mc 1,40-45).

Al tempo di Gesù la lebbra era considerata una malattia che rendeva "impuri", il lebbroso doveva essere espulso dalla comunità ed era costretto a segnalare la sua presenza in modo che gli altri potessero stargli lontano. Chi lo toccava era considerato, a sua volta, impuro. Isolato e abbandonato a se stesso, il lebbroso era escluso anche dalle celebrazioni religiose.
In questo brano del Vangelo, abbiamo una certa incisività del narratore circa la guarigione del lebbroso. Gesù prova compassione, lascia che la situazione di quell'uomo lo raggiunga nella sua realtà più intima e profonda, tende la mano e lo tocca, rispondendo al coraggio del lebbroso con un gesto che testimonia il suo desiderio di "com-patire", di farsi carico della situazione dell'altro, offrendo prima di tutto vicinanza, e, infine, accompagna il gesto con le parole tanto attese: «Lo voglio, guarisci!». E al tocco della sua mano la lebbra scomparve. "Guardati di non dire niente a nessuno" gli aveva ingiunto il Signore. L'uomo, al contrario, aveva proclamato ovunque la modalità della sua guarigione.
Perché Gesù non voleva che si divulgasse la fama del suo operare? Perché gli Israeliti avrebbero riconosciuto in Lui il Messia ma secondo le loro categorie: come un liberatore politico. Gesù, invece, entra nella storia secondo un progetto ben più ampio. Sì, Egli è il vero liberatore, ma dal peccato, dalla morte, dal male. La sua presenza e il suo agire sono in funzione di un amore che travalica i confini delle nazioni e dei secoli. Ma al di là di quest'aspetto non dimentichiamo un Gesù diffidente di una devozione che nasce da un miracolo: sa che troppeambiguità nascono da un miracolo che non sia la conseguenza della conversione. Quante volte cerchiamo Dio per ciò che dona, lo invochiamo per ottenere favori, lo usiamo come un talismano.
Certo: molte volte questo è un segno di fede, di disperazione e di invocazione ma spesso si presenta invana, sopratutto è tale se viene chiesta per i numeri del lotto, o per farmi trovare la ragazza! Questo atteggiamento ha un'idea di base: io che chiedo so benissimo ciò di cui necessito.
Dio me lo può accordare, quindi, mannaggia a lui, lo invoco finché non riesco a convincerlo a guardare in basso ed esaudirmi. È davvero un padre il Dio cui ci rivolgiamo? O non – talora – una specie di despota capriccioso da sedurre? Se vogliamo chiedere il miracolo a Gesù, chiediamogli, come questo lebbroso il miracolo della conversione del cuore che sana ogni malattia, perché il lebbroso si è incontrato con Gesù, il cambiamento è stato devastante.
In questa guarigione, Gesù mette in gioco tutto se stesso: il suo cuore, la sua mano, la sua volontà, la sua parola. Infine, anche la reazione del lebbroso guarito è audace: invece di obbedire al comando del Signore proclama a tutti ciò che gli è accaduto.
"Venivano a Lui da ogni parte". È la "trasparenza" del suo essere e del suo agire che attira l'umanità che soffre, bisognosa di Lui. La "verità" della sua persona traspare dal comportamento che è in funzione della sua missione: la gloria del Padre e la manifestazione del suo Regno di giustizia di amore e di pace. Come "risplende" questo modo di essere e di comportarsi di Gesù anche oggi, in un'epoca segnata dal male profondo della corruzione, a livello mondiale e in ogni ambito, anche istituzionale! Un male contro il quale è ormai tempo di agire.
Possiamo chiederci quanto siamo "audaci" nel nostro rapporto con Dio e con gli altri. Abbiamo il coraggio di metterci davanti al Signore nella verità di noi stessi, con i nostri limiti e il nostro peccato, confidando nella sua compassione, nel suo desiderio di sanarci? Riusciamo a lasciarci toccare dalla presenza dell'altro, dal suo dolore o dalla sua gioia, accettando di abbassare le nostre barriere protettive?
Signore, guarisci la nostra vita dalla lebbra dell'incredulità, guarisci i nostri cuori dalla poca fede che ci spinge verso di te solo nel bisogno e non nella quotidianità. E potremo gridare, con i nostri gesti, che tu ci hai ridonato vita, Dio che guarisci nel profondo chi si affida a te!


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