sabato 14 febbraio 2009

VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Il Vangelo di questa domenica ci riporta degli elementi essenziali per la riflessione e la preghiera. Possiamo definire questa domenica: la domenica del lebbroso.
L'evangelista presenta un lebbroso che va verso Gesù. C'è un movimento da parte dell'uomo verso Colui che può fare qualcosa per lui. Un movimento che chiamiamo fiducia, perché vede in Gesù colui che può sanarlo, purificarlo.
Questa fiducia è testimoniata dai gesti che lo stesso lebbroso usa fare: "lo supplicava in ginocchio". La supplica è un atto di implorazione, è ciò significa che il lebbroso riconosce in Gesù non il guaritore di turno, ma il Signore della vita, Colui che gli può restituire la salute del corpo e dello spirito.
Incontrare Gesù carissimi, è riconoscere che Lui può guarirci, che può sanare le nostre ferite, che può reintegrarci. Il lebbroso è anche l'escluso dalla società.
Quanti lebbrosi nella nostra società?
Forse non lo sappiamo, proprio perché li abbiamo esclusi, gli abbiamo tolto la parola, la vita magari nascondendoci dietro a una legge. Il Vangelo non porta il nome del lebbroso, è anonimo… potrebbe rappresentare tutti gli uomini in difficoltà…forse anche noi.
Anche Gesù ha un suo movimento qui, dei suoi gesti: "si commuove" "si agita a compassione". Il termine in ebraico indica le viscere materne. Con ciò l'evangelista dice che Gesù dimostra che prima di tutto bisogna mettere attenzione all'uomo e alle sue difficoltà e ai suoi mali. La persona anche se sta in condizioni pietose ha una sua dignità.
L'altro movimento di Gesù è quello di "stendere la mano". Lo stendere la mano è il segno di umanità e di amore. E' il gesto in cui si fa sentire il calore umano al sofferente, all'emarginato. Anche se qui la leg
ge viene infranta. il lebbroso non solo viene sanato, purificato, ma riacquista la vita, quella stessa vita che aveva perduto.
Il brano ci pone delle domande di vita, ci chiede: quale rapporto abbiamo con le persone sofferenti, ammalate. Le emarginiamo? magari perché non sono i nostri malati?
Anche noi siamo stati bravi a istituzionalizzare il dolore, la malattia, la derisione, l'emarginazione… siamo esperti solo a "celebrare le ricorrenze" e poi l'indomani dimenticarsi per darci appuntamento al prossimo anno. E tutto il resto dell'anno cosa facciamo?.

Il vangelo ci ricorda che il nostro comportamento deve essere quello di persone credenti che "vanno" a Gesù e apprendono da lui come vivere nella società e contemporaneamente come distinguersi dalla e nella stessa società.
Allora diamo alle persone bisognose ciò che pretenderemmo fosse dato a noi. Gesù non cerca successo per i suoi seguaci, ma pretende i risultati.



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1 commento:

Paola ha detto...

Buona domenica , fra Vincenzo .
A presto
Paola