lunedì 27 aprile 2009

Martedì della III settimana di Pasqua

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivi!


Continuiamo la lettura del vangelo di Giovanni col pane di vita. Il testo del vangelo odierno si apre con la richiesta di chiarimento dei Giudei alla pretesa, avanzata da Gesù, di essere l'inviato di Dio: per poter credere in lui, chiedono un segno visibile, simile alla manna (vv. 30-31). (vedi Gv 6,30-35).
Gli interlocutori di Gesù riconoscono l'azione di Dio nel passato, nei confronti dei loro padri che, tramite Mosè, hanno ricevuto la manna dal cielo (cfr. Es 16,4; Sal 78,24). Anche Gesù aveva dato e dava tanti segni, ma loro non li vedevano: non vedevano l'azione di Dio nelle azioni di Gesù, la luce di Dio nelle sue parole. I giudei si presentano come dei perenni nostalgici della manna del deserto, quel pane che gl'Israeliti trovavano per terra ogni mattina nel deserto (La manna è un prodotto ottenuto da alcune specie del genere Fraxinus (frassini), in particolare Fraxinus ornus - orniello o frassino da manna -. Secondo un certo numero di studiosi, la manna biblica corrisponde a una sostanza realmente esistente in natura, forse una secrezione di insetti (un po' come il miele) o di piante, ma la sua identificazione è ancora oggi discutibile).
Provvidenziale, certo, ma non vero "Pane del cielo"! Solo una prefigurazione del "vero Pane" che ci nutre della sua Vita.
Gesù non tergiversa. Chiama i suoi interlocutori alla fede, a riconoscere l'azione attuale di Dio, ad andare al di là delle apparenze, per riconoscere che nelle sue parole, nel suo esempio, nel dono che egli fa della sua vita, c'è il "vero pane" dal cielo, il "pane che dona la vita" (cfr. v. 33).Con tutta franchezza dice che il "vero pane che viene dal cielo" è la sua carne, la sua vita immolata per amore. Ce lo evoca il mistero pasquale. E' Lui che, essendo Dio, viene dal cielo. E' Lui che, avendo assunto la natura umana, muore, dando la vita per noi. Il segreto della fame esistenziale più profonda, che è fame d'amore nel cuore dell'uomo, trova la risposta qui.
Il Verbo incarnato è l'unica persona che può spegnere la fame e la sete di vita e di salvezza. Per questo motivo esorta tutti ad andare da lui per appagare il bisogno di felicità (Gv 7,37).
Nel Vangelo, "Chi viene a me" e "Chi crede in me" sono espressioni dell'unico atteggiamento di fede. Questo deve essere il nostro atteggiamento di fede che si fa orientamento della vita verso la persona di Gesù.
Preghiamo così: Signore Gesù, vero pane disceso dal cielo, scuoti il nostro torpore incredulo. Concedici di avere gli occhi aperti sulla tua bontà verso di noi, su ciò che tu ci doni, su di te. Saremo pieni di gioia e avremo la tua pace. Se veniamo a te, infatti, non avremo più fame e non avremo più sete.

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