venerdì 3 aprile 2009

TUTTI UNITI NEL SUO AMORE

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Quante volte assistiamo a una vita soppressa, perché bisogna che il successo progredisca o la paura di perdere chissà qualcosa ci attanaglia sempre più? Tante e tante di quelle volte che ancora non riusciamo a contarle, ma a subirle.
Anche nel Vangelo odierno, uno dei pochi brani del vangelo di Giovanni che parla del valore salvifico della morte di Gesù, si ripete la stessa cosa (vedi Gv 11,45-56): quella dei Giudei che temono il successo di Gesù e lo vogliono uccidere dicendo di voler salvaguardare l'unità della nazione, e quella di Dio espressa "profeticamente" da Caifa: "E' meglio che un uomo solo muoia per tutto il popolo". Questo brano, infatti, illustra la reazione opposta al segno della risurrezione di Lazzaro (11,38-44): molti spettatori del miracolo credono in Gesù, i capi del popolo decretano la sua morte, ostinandosi nella loro cecità volontaria.
La pericope evangelica giovannea contiene un profondo significato teologico. Non solo determina che Gesù deve morire, ma stabilisce anche lo scopo e l'effetto di questa morte: egli muore "per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi" (v. 52).
L'unità è quanto scaturisce da queste ultime parole. Sì, Dio è Colui che, Uno in Tre persone, vuole il ritorno al centro vitale di tutti i suoi figli, che è Lui, il suo Amore. Il profeta Ezechiele dice: "Io prenderò gli Israeliti dalle genti dalle quali sono andati e li radunerò da ogni parte; farò di loro un solo popolo" (Ez 37, 21-22).
In questa storia piena di invidia, contesa, gelosia, Dio realizza la profezia del Sommo Sacerdote dei Giudei che era lontano le mille miglia dal voler predire (e quindi esaltare) il sacrificio di Gesù. C'è dunque il filo d'oro della Provvidenza, e la storia, anche quella segnata dalle grandi incongruenze è nelle mani di Dio. Egli vuole che tutti, proprio tutti "i figli di Dio che erano dispersi" facciano unità attorno al loro Padre Celeste.
Oggi, sabato, vigilia della domenica delle palme, soffermiamoci a contemplare Gesù Crocifisso avendo per sfondo il mondo intero. Che ampiezza! Sì, non solo per Israele, non solo per la nostra Chiesa, ma per tutte le Chiese, per tutti gli uomini di retta coscienza, Gesù è morto e risorto. La fede è questo credere che l'unità, la pace è possibile, con Gesù al centro.
Possiamo pregare così:
Padre santo, tu che hai glorificato tuo Figlio Gesù e gli hai conferito potere su ogni carne, perché egli comunichi la vita eterna a tutti quelli che hanno creduto in lui quale Dio e Salvatore, noi ti ringraziamo del dono elargito a noi uomini: di comprendere la profondità dell'unione consustanziale che è tra te e tuo Figlio e lo Spirito Santo, alla quale ci hai chiamati attraverso la preghiera innalzata a te dal Figlio tuo: «Affinché siano tutti una cosa sola, come tu sei in me, o Padre, e io in te; affinché anche loro siano una cosa sola in noi, e così il mondo creda che tu mi hai mandato».

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