venerdì 8 maggio 2009

Sabato della IV settimana di Pasqua

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Il testo del vangelo di oggi, nella celebrazione di san Giorgio Preca, sacerdote e terziario carmelitano, è la continuazione di quello di ieri. Tommaso aveva chiesto: "Signore, non sappiamo dove vai. Come possiamo conoscere la via?" Gesù risponde: "Io sono la via, la verità e la vita! Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me". Ed aggiunse: "Se conoscete me, conoscete anche il Padre. Fin da ora lo conoscete e lo avete veduto". Questa è la prima frase del vangelo di oggi. Gesù parla sempre del Padre, perché era la vita del Padre che appariva in tutto ciò che diceva e faceva. Questo riferimento costante al Padre provoca la domanda di Filippo (vedi Gv 14, 7-14).
Filippo era stato chiamato direttamente da Gesù a seguirlo (cfr. Gv 1,43-44) e aveva portato alla fede Natanaele (cfr. Gv 1,45-47). Era stato interpellato da Gesù e con lui aveva parlato riguardo al pane (cfr. Gv 6,5-7). Aveva accolto ed espresso il desiderio dei Greci che volevano vedere il Signore (cfr. Gv 12,21-22). Ora, egli chiede di vedere il Padre, un desiderio simile a quello di Mosè, quando chiese al Signore: «Mostrami la tua gloria!» (Es 33,18).
Vedere il Padre è un grande desiderio dell'uomo. I Dodici, pur avendo sempre con loro il Verbo di Dio fatto uomo non erano riusciti a penetrare nel mistero della sua identità col Padre. Certamente non si trattava di una identificazione facile tanto più che veniva messa continuamente in dubbio da eventi contrari a ciò che Gesù proclamava.
Ora questo conoscere Dio è espresso, in maniera particolare, nel libro dei Salmi, ove l'orante, facendosi voce di tutti gli umani, esprime il desiderio primo e profondo. Per esempio il salmo 27: «Io grido: abbi pietà di me! Rispondimi. Di te ha detto il mio cuore: "Cercate il suo volto"; il tuo volto, Signore, io cerco. Non nascondermi il tuo volto» (vv. 7-9). Oppure il salmo 42: «Come la cerva anela ai corsi d'acqua, così l'anima mia anela a te, o Dio. L'anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente: quando verrò e vedrò il volto di Dio?» (vv. 2-3).
Ogni uomo desidera conoscere Dio: in lui ritrova quell'alterità di amore che lo fa essere quello che è.
La risposta di Gesù a Filippo non poteva che essere: «chi ha visto me, ha visto il Padre», perché Gesù è trasparenza del Padre. Coloro che hanno visto Gesù risorto possono affermarlo con una convinzione che nasce in loro da un'esperienza unica.
In questa esperienza unica vi è quella forza pasquale, vi è l'amore del Padre che irradia dal volto di Cristo. Gesù ci svela un Dio discretamente vittorioso nella resurrezione, che ha un piano per l'umanità, che ha un sogno, la Chiesa, i suoi discepoli, chiamati non a salvare il mondo, ma a vivere da salvati, costruendo quel regno che lui è venuto ad inaugurare, regno di giustizia e di pace, di amore e di luce, di sguardo verso l'altrove. Un Dio che viene là dove la sua comunità si raduna e si rende presente nell'amore che si scambiano i discepoli e nei Sacramenti. C'è da chiedersi in quale Dio crediamo!
Anche in questo brano, come quello di ieri, ritorna la preghiera. Preghiamo allora con sentimenti di conversione dicendo: Signore Gesù, donaci la conversione del cuore per passare dal Dio che abbiamo nella testa al Dio che sei venuto ad annunciare! Fa' che siamo avvolti dalla tua luce e che non deviamo mai dalla via che tu sei, per contemplare il volto tuo e del Padre. Ancora una volta ti grido: "fammi conoscere il Padre", ora e nei secoli dei secoli. Amen.



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