venerdì 22 maggio 2009

Sabato della VI settimana di Pasqua

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


"Se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà". Sono le parole che danno inizio al brano evangelico odierno (vedi dalla liturgia della Parola Gv 16,23-28).
In questi giorni abbiamo visto "a braccetto" gioia e tristezza. Oggi torna, a conclusione di questo stupendo discorso di Gesù, la pienezza della gioia di cui si svela la radice profonda, a legarla all'esaudimento della preghiera.
Dietro queste parole abbiamo un proprio contesto che ci spinge ad andare oltre. La preghiera va fatta "nel nome" di Gesù. Fare la preghiera nel nome di Gesù, non significa affidare a Lui la nostra preghiera, perché Gesù la passi al Padre e risolvi il problema in corso. Tutt'altro discorso! Quel "nel nome" significa: nella potenza della persona di Cristo che, in forza del suo mistero pasquale e del suo "rimanere con noi" vive ed opera dentro chi pienamente lo accoglie. Infatti, biblicamente il t
ermine indica la persona nel suo essere profondo, nella sua totalità.
Il brano che abbiamo ascoltato, è inserito nel contesto del discorso sulla vite e i tralci. Quindi c'è una preghiera che è "innesto" fecondo in Cristo. La preghiera del brano odierno richiama ad essere "uno" in Cristo e con Cristo, è in questa partecipazione di vita che comporta il fluire dello Spirito in noi, la ragione profonda della "pienezza" della gioia.
Perché questo? Spesso pensiamo che sia inutile pregare, "tanto Dio non mi ascolta!". Il nostro pregare carissimi, non vuole e non è una bacchetta magica che appena si scuote ecco la magia sotto i nostri occhi. Non è un qualcosa di artificioso, uno sforzo volontaristico, una consegna a Lui come a un ambasciatore del padre. Gesù dice che dal profondo del suo cuore desidera che la nostra "gioia sia piena". Questo significa entrare in rapporto di figliolanza con il Padre, in questo abbraccio amoroso tra il Padre e il Figlio così come lo Spirito ci suggerisce.
Il Padre nulla può negare al Figlio e per questo il Padre risponderà alla nostra preghiera se fatta nel nome del Figlio. Questo rapporto significa sentirsi sotto la sua mano potente che ci sorregge e ci guida. È la certezza che "se Dio è per noi chi sarà contro di noi?" (Rm 8,31). E più la nostra preghiera entra in quel circolo ardente e vivificante che è l'amore, tanto più si dilata a misura.
Non c'è che da adorare lasciando che lo stupore, la riconoscenza, la gioia trabocchino in noi e si effondano su quanti ci avvicinano.
Quindi impariamo a mettere fiducia nella preghiera e ad abbandonarci a questa corrente di amore che è dal Padre e dal Figlio.
Signore Gesù, non solo ti guardi bene dal disprezzare le mie preghiere di domanda, ma m'incoraggi tu stesso a chiedere. Ebbene, ti chiedo la gioia: una sorsata di gioia al giorno, perché nella fatica dell'esistenza, io possa respirare la certezza del tuo amore e comunicare, irradiare la gioia che ne deriva agli altri.

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