venerdì 10 luglio 2009

11 LUGLIO: SAN BENEDETTO

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Celebriamo oggi la festa di san Benedetto, patrono d'Europa e in questo giorno il Vangelo ci porta a noi l'immagine del tralcio e della vite (vedi Gv 15,1-8).
Tante sono le immagini che Gesù ha usato per parlare di sè. Ha detto: Io sono la luce del mondo, Io sono il Buon Pastore, Io sono il Pane di Vita, Io sono l’Acqua Viva.... Oggi ne incontriamo un’altra. Gesù dice: Io sono la Vera Vite.
Nel Vecchio Testamento il popolo di Dio era paragonato ad una vite che Dio aveva piantato e curato, ma i frutti non c’erano stati. Anzi, l’infedeltà era stata grande. Ma da questa "vigna selvatica" nasce una Vite che dà buon frutto. Gesù è la vera vite, perché Lui e solo Lui, è stato fedele al Padre. Fedele fino a dare la vita, obbediente per conquistare i fratelli, generoso fino a morire per espiare l’iniquità di tutti.
"Io sono la vite e voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto". Importante questa frase per la vita cristiana, frase che Benedetto ebbe a cuore ed insegnò ai suoi monaci. Di queste parole dette da Gesù sottolineiamo il "rimanere" e il "portare frutto". Due punti essenziali, vitali che indicano una correlazione indirizzata fino ai nostri giorni a ciascuno di noi, individualmente.
Il verbo "Rimanere" non è un "rimanere" comune a tutti, ma significa curare quella dimensione contemplativa che opera unificazione e pace in me. È un "rimanere in Gesù", un apprendere a dimorare alla sua Presenza, dato che S.Paolo dice chiaramente: "Per la fede Cristo abita nei vostri cuori" o altrove "La Parola di Dio dimori abbondantemente nei vostri cuori".
In questo brano Gesù scongiura i suoi amici di rimanere in lui, nel suo amore, per portare molto frutto e per godere la gioia in pienezza. L'espressione dominante di questo testo è "rimanere in", che ricorre sette volte.
Questo ripetersi più volte del verbo "rimanere", fa sì che debba cogliere in profondità questo messaggio mettendo radici nella Parola di Gesù. Il mio fruttificare - dimensione attiva del "rimanere in" - dipenderà da come dimorerò ogni giorno, ogni momento nella parola di Gesù. Nel senso che tutto nella giornata: in quello che penso, decido, parlo e opero, io ho da lasciarmi vivificare e plasmare dalla Parola, soprattutto da quella che ho meditato e pregato al mattino.
Conosciamo i mezzi che Gesù ci ha donato per rimanere uniti a Lui: l’Eucaristia, la preghiera, i sacramento della Confessione, l’ascolto della sua Parola. Ma aggiunge Gesù: “Se rimanete uniti a me chiedete quel che volete. Ogni cosa vi sarà concessa.” Possibile che tutto ci viene concesso? Certo!
Infatti chi è unito al Signore chiede con intelligenza, chiede con il cuore di Dio, intuisce i disegni di Dio e quindi chiede sempre bene, chiede il meglio che Dio desidera donarci.

Lasciamo allora che la Parola di Dio ci interpelli personalmente. Se mi riapproprio dunque vitalmente di quanto Gesù dice a proposito della vite e dei tralci, se lascio che la linfa della sua Parola e dei suoi Sacramenti, scorra libera nelle mie giornate, non trovo forse l'unica vera strada non solo per mettere argine a tante avvisaglie di morte, ma per essere sempre nuova destinataria e annunciatrice di vita intorno a me?
L'uomo separato da Cristo, che è la fonte della vita, si trova nell'incapacità di vivere e operare nella vita divina.
Rimanere, dimorare in Gesù con l'unione vitale della mente e soprattutto del cuore che aderisce a Lui, per compiere come Lui, in continua novità d'amore, la volontà del Padre: questo solo mi salva, vivificando me i rapporti interpersonali e il mio apostolato. Si fruttifica solo in questa direzione. Il resto è aberrante attivismo o sclerosi mortifera.
Preghiamo così: Gesù, Tu sei la vite e il il tralcio. Fammi rimanere in Te,con la mente, col cuore, col desiderio di volere con Te e come Te, quello che piace al Padre. Non permettere che vada inultimente per le vie del mondo senza di Te e in rottura con Te. Signore, fammi credere vitalmente che se resterò unito a Te porterò molto frutto. Amen.


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