domenica 19 luglio 2009

20 LUGLIO: SANT'ELIA PROFETA

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Oggi, 20 luglio, noi Carmelitani celebriamo la solennità di Sant'Elia profeta, pertanto il commento che farò alla Parola riguarderà questa solennità.
La Liturgia della Parola ci mostra il rapporto che instaurò il profeta Elia con Dio. Infatti, Elia appare nella Sacra Scrittura come l'uomo che cammina sempre alla presenza di Dio e combatte, infiammato di zelo, per il culto dell'unico vero Dio minacciato dai culti pagani. Ne rivendica i diritti nella sfida con i sacerdoti del dio Baal sul monte Carmelo; gode sull'Oreb dell'intima esperienza del Dio vivente.
Questo cammino esperienziale di Dio ci conduce sempre a fare esperienza di Lui.
Il brano evangelico è preso da Luca è parla della trasfigurazione di Gesù (vedi Lc 9,28-36). Il racconto lo troviamo in ciascuno dei tre vangeli sinottici in una posizione centrale (cfr. Mc 9,2-10; Mt 17,1-9; Lc 9,28-36), in un punto in cui si registra un tornante decisivo tra il ministero di Gesù in Galilea e la sua salita a Gerusalemme. Per essere ancora più precisi, tale racconto è collocato in una sequenza assolutamente identica nei sinottici: confessione di Pietro (cf. Mc 8,27-30 e par.), primo annuncio della passione e delle condizioni per seguire Gesù (cfr. Mc 8,31-38 e par.), trasfigurazione, secondo annuncio della passione (cfr. Mc 9,30-32 e parallelo).
Il vangelo di questa solennità è il vangelo della luce e del volto. E' il vangelo che tenta di dare una risposta alla domanda su che cosa rende veramente felici nella vita. La trasfigurazione è vedere cose che non si possono vedere con gli occhi fisici e che si possono vedere solo con il cuore. E siccome molti non hanno gli occhi del cuore, non hanno queste visioni.
Questo vangelo descrive come si appare quando ci si sente in cielo, cioè pieni e posseduti dalla felicità, da una presenza, da un’abitazione, da un amore. In altre parole, l'evangelista Luca rivela una caratteristica di Gesù: un innamorato, un passionale, un fuoco che riscaldava, che bruciava, che infuocava chi lo incontrava. Ma anche il profeta Elia era così. Il Siracide lo ricorda con queste parole: "sorse Elia profeta, simile al fuoco; la sua parola bruciava come fiaccola" (Sir 48.1).
Alcune domande per capire: come fa uno a cambiare d’aspetto? Come fa uno a cambiare il suo volto? Come fa un volto ad essere splendente come il sole? E le vesti candide come la luce? Solo chi è innamorato può dare risposta a queste domande. Solo chi è innamorato può capire quanto era innamorato Elia, quanto era innamorato Gesù.
San Pietro nella sua prima lettera dice: "voi amate Gesù Cristo, pur senza averlo visto; e ora senza vederlo credete in lui" (1Pt 1,8). L’evangelista Giovanni dice che “Dio è amore”. Cioè: solo chi sa aprirsi e vivere l’amore può capire Dio. La pista che insegna Gesù insieme all'evangelista Luca è la strada della preghiera. Ed è la preghiera a procurare quella beata visione, ad instaurare poco alla volta il nostro rapporto con Dio. Ed è mediante la vicinanza con Dio nella virtù, tramite l’unione con lui nello spirito, che quello splendore, di cui gode Gesù, si produce e si manifesta, si offre a tutti ed è visto da tutti coloro che incessantemente tendono a Dio, assidui a compiere opere buone e la preghiera pura.
Il segreto di questo lo prendiamo dal significato del nome Tabor che significa sia “ombelico” che “principio di luce”.
La vita ci chiama a tagliare tutti i cordoni ombelicali (dipendenze) per poter nascere e vivere ogni giorno. Se il cordone ombelicale non fosse tagliato, il bambino morirebbe: non tagliare certi legami (cioè cambiarli, renderli più liberi o veri, chiuderli, perdonarli, modificarli, trasformarli) ci fa solo morire. Ma c’è un cordone ombelicale che non si taglia. Il legame con Dio rimane per sempre. Il Tabor, l’ombelico del mondo, ti dice: “Se sei attaccato qui, legato a me (re-ligione: essere legati), allora sei al sicuro. Questo legame rimane in eterno, questo cordone è d’acciaio e non si può troncare. Per quanto in basso tu cada o vada, questa corda ti terrà, e tu non ti perderai”.
Ma Tabor significa anche “principio di luce”. E’ vero che le tenebre contengono la luce ma nessuno può discendere nelle tenebre se prima non ha visto la luce.
Ed è stato così per ogni grande uomo, per il profeta Elia: prima di compiere la sua missione c’è stato un sogno, una rivelazione, un incontro, una illuminazione che è diventata la forza, l’energia, la decisione per il viaggio.
Chiediamo ed invochiamo la forza dello Spirito Santo che ci dia questo grande dono, che ci dia quella bellezza che ci fa gustare Dio, ci dia «la bellezza vera, la meta più alta del desiderio, quella bellezza che abbraccia la natura divina e beata, può essere contemplata soltanto da colui che, con mente purificata, fissa lo sguardo nei suoi bagliori e nelle sue grazie, ne partecipa in certa misura, come se una fioritura di luce avesse dato nuovo colore al suo sguardo» (Basilio di Cesarea) e ripetere sempre come la liturgia odierna insegna: "Ho sempre innanzi a me il Signore".

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