lunedì 20 luglio 2009

Martedì della XVI settimana del Tempo Ordinario

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!



Il brano evangelico odierno, è un episodio che ritroviamo in tutti i Sinottici. Gesù sta parlando alla folla, quando sua madre e i suoi fratelli arrivano e cercano di parlargli (vedi Mt 12,46-50).
L'evangelista nota e sottolinea per noi che mentre Gesù stava parlando alla folla che gli faceva ressa attorno, i parenti "stavano fuori", non sono tra coloro che ascoltano la sua Parola.
Viene spontaneo pensare alla nostra realtà. Quante Messe, quante preghiere facciamo, però siamo tra coloro che ascoltano la Parola di Gesù? oppure ci definiamo parenti di Gesù per il semplice fatto che siamo stati battezzati?
Penso che dentro di noi ci sia quella stanchezza che ci sussurra "anche se non ascolti non fa nulla!". Forse ci sentiamo "troppo parenti di Gesù" da non sentire più il bisogno di ascoltarlo.
Ritornando al brano, sembra che in quel momento Gesù si dissoci dai familiari, per affermare che la sua vera famiglia sono i suoi discepoli e quanti credono in Lui. Infatti, guardando il gruppo di quelli che gli siedono intorno in ascolto, ossia coloro che stanno "dentro" la predicazione del Vangelo, esclama: “Ecco mia madre e i miei fratelli”. Questi sono i discepoli attenti al suo insegnamento, sono la Chiesa nascente. E Gesù li chiama “fratello”,
“sorella”, “madre”. Affermazione che farà dire di Gesù all’apostolo Paolo: “il primogenito di una moltitudine di fratelli”? (Rm 8,29).
L'uditore dell'epoca, al comportamento di Gesù restava sbalordito (e forse tutt'oggi), non capiva. Infatti nel mondo ebreo, che considerava i rapporti di sangue un fattore determinante per l'appartenenza religiosa, questo misconoscimento dei familiari risulta davvero sconcertante.
Ma fermiamoci un attimo per capire. Che cosa è l'ascolto della Parola se non quella via propedeutica "fare la volontà", anzi questa si manifesta in pienezza quanto più si è capaci di tendere l'orecchio del proprio cuore per scrutare i segni della presenza di Dio. In tal modo, il compiere la volontà divina non è un mero sottomettersi a qualcosa e/o a qualcuno che è più grande e potente di noi, sarebbe una sorta di fatalismo che ci ridurrebbe ad essere degli infelici, ma è un gesto profetico e come tale ci fa cogliere l'essenza stessa della realtà.
Lo stare dentro per ascoltare è per fare la volontà del Padre. E' la realtà della nuova famiglia di Dio: quella composta dai discepoli di Gesù, da coloro che lo seguono, che hanno fiducia in lui. E noi, stiamo "dentro" o "fuori"?
Preghiamo così: Aiutaci, Signore, a vivere ogni giorno nella lode, ad essere fondati sulla parola di Dio, a vivere nella gratitudine per la tua bontà e nella ricerca della tua volontà ed essere per tutti esempio di vita fraterna.

Nessun commento: