giovedì 9 luglio 2009

Venerdì della XIV settimana del Tempo Ordinario

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Non è certo facile quello che Gesù chiede ai suoi discepoli, mentre predice persecuzioni di ogni specie, anzi sul piano puramente umano è addirittura impossibile. Ma non è neanche facile capirne il linguaggio.
Se ricordate il brano del buon pastore (Gv 10,1-21), sembra che le parole che ascoltiamo oggi siano quasi in contraddizione con l'immagine del buon pastore che lascia le novantanove pecore nell'ovile per andare in cerca di quella perduta, perché potrebbe essere mangiata dai lupi.
Qui, invece, abbiamo il contrario ed è proprio il pastore che getta il suo gregge in mezzo ai lupi (vedi Mt 10,16-23). Però abbiamo un contesto diverso.
La nostra vita consiste nell'attraversare questo mondo, non in un ripararsi all'ombra o nel recinto come le pecore. I discepoli di Gesù sono coloro che ascoltano la Sua Parola. Per questi, il Maestro dona loro vere e proprie "Linee guida". Il motivo è semplice ed è sempre lo stesso, anche se alle volte ci illudiamo: la strada di chi decide di camminare al fianco del più piccolo, più povero, dell' "abbandonato" non viene capita dal "mondo" dalla cultura dominante, da chi non si interessa dell'altro. Anzi viene continuamente ostacolata: quasi un accanimento.
Questo significa che dobbiamo "passare attraverso", trapassare, passare dentro e non fermarci mai qui, ma andare oltre, più in là. Mi viene spontaneo dire sempre: "bisogna guardare oltre l'orizzonte".
Nel Vangelo
Il Signore Gesù dice ai suoi discepoli che non saranno sempre accolti volentieri, che dovranno incontrare il rifiuto, il disprezzo, il ridicolo, ed anche la violenza nei loro confronti.
Oggi lo si vive ancora tutto questo, anzi, la prima persecuzione, difficoltà morale e fisica, la troviamo proprio in noi stessi, nel non fermarci alla nostra modalità di vita, al rapporto con l'io, alla valutazione della mia persona e all'ancoraggio a me stesso.
Le persecuzioni primordiali e originali nascono sempre da dentro: dal mio cuore, dalla mia anima e dalla mia mente, che mirano a me stesso (ricordate il profeta Elia nella caverna sull'Oreb? cfr. 1Re 19,9-18).
Devo invece essere capace di superarmi, di non fermarmi nella caverna del mio io, al prodotto di me stesso, ai miei soli progetti, alle mie intenzioni, alle mie sole valutazioni, a ciò che sono, che faccio, che dico, che penso, che provo: devo andare oltre, trapassando l'io e andando oltre, nel mondo dell'altro e nella realtà oggettiva. Questa è la prima e la più grande persecuzione sempre in atto, e in essa si rispecchiano tutte le altre.
Il vangelo ci dice che l'unica forza che dobbiamo avere è l'amore. E' una "forza debole". Debole perché non ha né armi, né arroganza; eppure è a tal punto forte da spostare i cuori degli uomini. La fede che smuove le montagne è cammino, un cammio che si fa interessante solo quando ciascuno di noi impara ad affidarsi a Dio solo così - fidandosi e affidandosi a Lui - si può dire alle montagne di spostarsi (cfr. Mt 17,20). C'è dunque un potere dato ai discepoli: quello di riaccendere la fiaccola della fede, voler bene a Dio e agli uomini ad ogni costo e sopra ogni cosa. C'è inoltre lo Spirito che parla a favore e a nome di chi porta l'annuncio della buona notizia su strade pericolose., insegnando ad essere semplici e prudenti come le colombe (Mt 10,16).
Durante la nostra preghiera preghiamo così: Signore Gesù, tu mi chiedi di rendere testimonianza, nonostante l'ostilità di qualcuno e l'incomprensione di molti. Manda il tuo Spirito perché mi faccia oltrepassare il mio io per arrivare dove tu vuoi che vada.


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