lunedì 10 agosto 2009

11 Agosto: Santa Chiara

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Celebriamo la festa di Santa Chiara e la domanda iniziale che troviamo nel Vangelo odierno, ci mette in chiaro come visse la sua vita terrena.
L'evangelista nota fin dal primo istante che "in quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù". Ma la domanda che gli rivolgono manifesta la loro lontananza dal maestro: "Chi è il più grande nel regno dei cieli" (vedi Mt 18,1-5.10.12-14).
Sembra il cammino dei gamberi. I discepoli non hanno le stesse preoccupazioni del Maestro!
E' una situazione che continua a ripetersi anche oggi tra i discepoli: quante volte dimentichiamo il Vangelo perché preoccupati solo per noi stessi o per i nostri primati? Ancora tutt'oggi andiamo in cerca di essere i primi o tra i primi e magari vantandoci di ciò. Ma non è nella linea del cristiano.
A questa domanda, Gesù non risponde direttamente, e desidera compiere un gesto che caratterizza la fisionomia del discepolo, del cristiano. Tale gesto, è già di per sé una risposta sconvolgente alle loro prospettive arriviste.
Il gesto di gesù vuole capovolgere l'ordine delle grandezze; prese un bambino e lo mise "in mezzo", al centro della scena, e rivolto ai discepoli disse: "Se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli".
Con queste parole inizia il quarto lungo discorso di Gesù, ed è sulla vita della fraternità cristiana. L'inizio è sorprendente: il discepolo è come un bambino, ossia come un figlio; e figlio bisogna sempre restare.
Leggiamo con attenzione. Gesù non dice che il bambino deve crescere e diventare adulto. Anche qui c'è una situazione capovolta al nostro modo di pensare, di vedere. Nel regno di Dio si è sempre bambini, sempre figli. E aggiunge che il bambino è il più grande. Così inizia il nuovo mondo che Dio è venuto ad instaurare. Ma non si chiude così: accogliere il bambino è accogliere Gesù stesso. E' un'affermazione che invita ad avere un cuore aperto, disponibile e generoso: accogliendo un discepolo si accoglie lo stesso maestro.
In questo brano l'accoglienza è paragonata all'umiltà. Infatti, la base di misura del cristiano non è la grandezza o la potenza, ma l'umiltà. Essa è un atteggiamento interiore che si manifesta all'esterno ed è il segreto per la buona riuscita dei rapporti comunitari. Colui che è piccolo è un vero discepolo di Cristo ed è un vero membro della comunità, perché non pone ostacoli all'accoglienza e alla costruzione del regno di Dio.
Il brano termina con una parabola (vv. 12-14), che nel vangelo di Luca rivela la gioia della conversione, mentre in Matteo rivela che il Padre non vuole che si perda nemmeno uno di questi piccoli.
L'amore verso i piccoli e gli esclusi deve essere l'asse della comunità di coloro che vogliono seguire Gesù. Qualche volta siamo la pecora smarrita, altre volte siamo mandati a cercare la pecora smarrita che è il prossimo. Possiamo sperare di raggiungere la nostra salvezza soltanto se ci preoccupiamo anche della salvezza degli altri. Poiché è così che la comunità diventa la prova dell'amore gratuito di Dio che accoglie tutti.

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