mercoledì 5 agosto 2009

6 AGOSTO: TRASFIGURAZIONE DEL SIGNORE (ANNO B)

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Contempliamo il mistero della Trasfigurazione del Signore alla luce di del Vangelo secondo Marco (vedi Mc 9,2-10). La Parola di Dio continua a farci uscire dalla prigionia dell'amore per noi stessi per condurci più in alto, molto più in alto delle nostre banalità. La montagna della trasfigurazione, che la tradizione successiva identificherà con il Tabor, si pone come immagine del nostro itinerario spirituale.
L'evangelista Marco racconta l'episodio della trasfigurazione subito dopo il primo annuncio della Croce (8,31).
Il Vangelo inizia col dire che "Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli",
“per preparare il cuore dei discepoli a superare lo scandalo della croce” (Leone Magno, Serm. 51, 3). Ed è il mistero della nostra vita nuova in Cristo.
Gesù sale sul monte, ne sente il bisogno. Egli fa questo cammino come Abramo, Mosé, Elia e ogni credente. Gesù aveva bisogno di momenti in cui questo rapporto intimo col Padre emergesse nella sua pienezza. In questo monte Gesù si trasfigura, evocando il Figlio dell'uomo del profeta Daniele (Dn 7,9.13) e anticipando per i discepoli e per noi la gloria della risurrezione (Mc 16,5).
Anche qui, come nel battesimo, la voce del Padre parla dalla nube. Ma questa volta non si rivolge solo a Gesù (cfr. 1,11), ma ai tre discepoli. Il titolo di "Figlio mio prediletto" che richiama allo stesso tempo la regalità del Messia (cfr. Sal 2,7) e il destino del Servo di Dio (cfr. Is 42,1), conferma la verità di ciò che Pietro non ha ancora accettato: che la glorificazione del Messia si realizza attraverso la sofferenza. La trasfigurazione, infatti, è la rivelazione del significato profondo che la Croce nasconde. I segni che incontriamo: la nube, la voce celeste, la presenza di Elia e Mosè, evocano la teofania sul Sinai: Gesù è il nuovo Mosè e in lui giungono a compimento le attese, la legge e la profezia.
Se prima i discepoli avevano sentito parlare della via della croce (8,31), ora viene svelato loro che la Croce porta alla risurrezione e alla gloria.
Pietro però non comprende ed è richiamato (8,33), qui sembra essere rimproverata anche la sua reazione di fronte alla trasfigurazione. Anche noi, oggi, non comprendiamo, per questo il Tabor si presenta sempre per noi itinerario spirituale guidato da Gesù in persona. Questo itinerario che Gesù fa fare ai discepoli è
solo un anticipo, una prefigurazione e che intanto la via da percorrere continua ad essere per il discepolo la croce. E questo, probabilmente, Pietro non l'ha capito. Gli veniva più facile dire: "è bello stare qui". Troppo comodo! Il Padre invece ribadisce: "Ascoltatelo!".
Il Vangelo presenta a noi due movimenti da fare: salire e scendere. Il primo indica "le cose di lassù" (Col 3,1-4), la purezza assoluta del cuore, dell'anima e della mente (Sal 24), tendendo all'ideale dell'uomo veritiero, per essere trasformati e trasfigurati energeticamente.
Il secondo invece è la condizione per incarnare lo stile evangelico nella quotidianità, dove si incontra il limite umano, ma anche i sentimenti dell'anima.
E' un esercizio da fare perchè ci fa scoprire la nostra identità che ogni giorno è chiamata a rinnovarsi, a rischiararsi e a rendersi più brillante.
La trasfigurazione corrisponde alla vita nuova che il battesimo ci conferisce attraverso la croce: un'esistenza pasquale, passata dall'egoismo all'amore, dalla tristezza alla gioia, dall'inquietudine alla pace. Sul nostro volto deve brillare il riflesso del volto del Risorto, che è il volto stesso del Padre.

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