giovedì 6 agosto 2009

Venerdì della XVIII settimana del Tempo Ordinario

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


In questo venerdì della XVIII settimana del Tempo Ordinario, il calendario carmelitano ricorda un grande santo: Sant'Alberto degli Abbati. E' il primo Santo che l'Ordine del Carmelo ricorda come modello di purezza e di preghiera.
Il Vangelo odierno ci dice come accogliere la propria croce e seguire Gesù. Penso che non sia facile per nessuno accoglierla, anche perchè oggi più che mai si fa più fatica ad accogliere la propria croce. Ma Gesù rinnova le sue parole e ci fa capire che significa essere cristiani, che significa essere suoi discepoli (vedi Mt 16,24-28).
Il punto centrale del brano è questo: ogni atteggiamento deve porsi in riferimento a Gesù. I tre verbi (rinunciare a se stessi, prendere la croce e seguire Gesù) indicano in che cosa consiste essere discepoli di Gesù.
Primo verbo: "rinunciare a se stessi". Non affermare se stessi mettendosi davanti a Gesù (come ha fatto Pietro). Non pensare alla maniera umana, ma secondo Dio. E’ prima di tutto un problema di verità, non di virtù. Nessuna rinuncia è chiesta per se stessa, ma solo per il Cristo. Importante è il motivo che sottolinea l'evangelista: "per causa mia", o come dice Marco: "per causa del Vangelo" (Mc 8,35). E termina dicendo: "Che giova, infatti, all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima? E che cosa potrebbe mai dare un uomo in cambio della propria anima?". Questa ultima frase evoca il salmo dove si dice che nessuno è capace di pagare il prezzo di riscatto della vita: "Nessuno può riscattare se stesso, o dare a Dio il suo prezzo. Per quanto si paghi il riscatto di una vita, non potrà mai bastare per vivere senza fine, e non vedere la tomba" (Sal 49,8-10).
Secondo verbo: "Prendere la propria croce". Quante volte mormoriamo per dire che la croce ci è pesante! La testimonianza di Paolo nella lettera ai Galati indica la portata concreta della Croce: "Quanto a me invece, non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo del quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo" (Gal 6,14). E termina alludendo alle cicatrici delle torture da lui sofferte: "D'ora innanzi nessuno mi procuri fastidi: difatti io porto le stigmate di Gesù nel mio corpo" (Gal 6,17).
Il prendere la croce significa accettare di essere rifiutati, condannati, derisi e questo a motivo della volontà di Dio che facciamo e non per i nostri errori (cfr. 1Pt 3,13-17).
Terzo verbo: "Seguire Gesù". Accogliere tutto questo con mitezza, come Gesù e in comunione a Gesù. La rinuncia a se stessi esige che il discepolo non cerchi più se stesso, ma viva per Cristo e per i fratelli. Prendere la propria croce significa andare fino alle estreme conseguenze della vita cristiana. Seguire Cristo non è un fatto puramente esteriore, ma un'adesione del cuore e della mente.
Cristo ci chiede di non anteporre nulla al suo amore, soprattutto, di non anteporre il nostro egoismo e amore proprio. Cercare Dio e cercarlo attraverso Gesù Cristo che lo ha rivelato, cercarlo fissando lo sguardo sulle realtà invisibili che sono eterne, nell'attesa della manifestazione gloriosa del Salvatore.
Ci aiuti in questo l'intercessione di Sant'Alberto degli Abbati.

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