mercoledì 16 dicembre 2009

Feria del 17 Dicembre

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Con il 17 dicembre iniziamo a voltare pagina, ci avviciniamo di più al Santo Natale che non significa preparare un bel presepe con i pastori commossi, coi magi in lunghe vesti, con il bue e l'asinello. C'è un pianto da ascoltare, il pianto del bambino che è la sofferenza di tanti suoi fratelli ignorati, calpestati e persino derisi. Ma per ce questo ci vuole una disposizione interiore, occorre una buona dose di stupore.
Il Vangelo odierno ci fa riflettere sulla genealogia descritta dall'evangelista Matteo (vedi Mt 1,1-17).
L'evangelista nel fare una serie lunga di nomi, vuole condurci a scoprire la centralità di Gesù, "Figlio di Davide, figlio di Abramo". Perché questa precisazione?
Gli uditori del vangelo di Matteo sono persone che provengono dall'ebraismo e dal paganesimo. Con i due titoli dati a Gesù, Matteo vuole spiegare alle due fazioni che Gesù è il compimento della promessa di Dio per entrambi gruppi.
La genealogia mette in evidenza la continuità tra la storia d'Israele e la missione di Gesù e ci prepara a capire il vangelo, secondo il quale la Chiesa fondata da Gesù (Mt 16,18) è il vero Israele di Dio e l'erede di tutte le sue promesse.
Matteo mette in evidenza che Gesù è il compimento delle antiche profezie: "Ecco, verranno giorni - oracolo del Signore - nei quali io realizzerò le promesse di bene che ho fatto alla casa di Israele e alla casa di Giuda. In quei giorni e in quel tempo farò germogliare per Davide un germoglio giusto, che eserciterà il giudizio e la giustizia sulla terra" (Ger 33,14).
Gesù è colui che ha dato una svolta nuova alla storia umana di tutti tempi. Ilario di Poitier, un padre della chiesa del quarto secolo, afferma: "Soltanto in Cristo, Figlio di Dio e Figlio dell'uomo, l'umanità trova salvezza. Egli ha unito a sé ogni uomo, «si è fatto la carne di tutti noi»; «ha assunto in sé la natura di ogni carne e, divenuto per mezzo di essa la vite vera, ha in sé la radice di ogni tralcio». Mediante la relazione con la sua carne, l'accesso a Cristo è aperto a tutti, a patto che si spoglino dell'uomo vecchio e lo inchiodino alla sua croce; a patto che abbandonino le opere di prima e si convertano, per essere sepolti con Lui nel suo Battesimo, in vista della vita" (Trattato sui salmi).
Per noi oggi, questa fredda genealogia dice qualcosa di straordinario: Dio si lega alla storia degli uomini e non alla storia degli imperatori e degli eroi, ma a quella minore e fragile di un piccolo sperduto popolo del Medio Oriente.
Dio riempie di salvezza la nostra piccola storia, la nostra quotidianità, non aspetta i grandi eventi, le frasi eclatanti, ma vuole dare senso e dignità alla nostra vita!

O Sapienza che esci dall'Altissimo e tutto disponi con forza e dolcezza: vieni a insegnarci la via della vita.

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