giovedì 7 gennaio 2010

Feria propria dell'8 Gennaio

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Il vangelo di oggi, nella festa del santo vescovo carmelitano Pier Tommaso, ci fa incontrare Gesù che ha pietà della folla perché è disorganizzata. Non c'è nessuno che si occupi di essa ed è abbandonata a se stessa: non forma un popolo ma un'accozzaglia (vedi Mc 6,34-44). Gesù si mise a parlare con loro per l'intera giornata.
L'evangelista sottolinea che gesù ebbe compassione. Il termine greco tradotto con «ebbe compassione» rimanda alla realtà delle viscere, del grembo materno: indica, quindi, un sentimento materno e viscerale, cioè profondo, che coinvolge tutta la persona. È questa compassione che alimenta l'attività di Gesù. Davanti alla folla senza una guida, egli, come buon pastore, raccoglie intorno a sé il gregge attraverso il suo insegnamento: il primo nutrimento che offre è il pane della Parola. La pietà di Gesù si traduce in insegnamento. Tutti avevano fame di parole vere per la loro vita, tanto che rimasero ad ascoltarlo, senza che nessuno si allontanasse.
Il seguito del vangelo ribadirà, con maggiore forza, questa costante di Gesù: "La folla accorse di nuovo a lui e di nuovo egli l'ammaestrava, come era solito fare" (Mc 10,1).
Gesù era davvero il pastore che non lascia senza nutrimento, senza pane, le sue pecore. Verso sera i discepoli, pensando di essere più saggi di Gesù, gli suggeriscono di mandare via la gente perché vada a procurarsi da mangiare nei villaggi vicini.
Con questa considerazione, i discepoli dimostrano di non aver ancora compreso il potere del Maestro: non si aspettano che possa intervenire per risolvere il problema. La risposta di Gesù invita i discepoli a provvedere in prima persona all'alimentazione di quella gente.
L'insegnamento che ne ricaviamo dalle parole del vangelo è che anzitutto dobbiamo guardarci veramente dentro di noi. Secondo, è forte la tentazione di guardare a ciò che non abbiamo, ai nostri limiti, alla nostra pochezza, per tirarci indietro. Ma Gesù ci chiede di andare a vedere quello che abbiamo, per quanto poco possa essere, e di metterlo nelle sue mani, fidandoci che sarà lui a moltiplicarlo, a renderlo efficace.
C’è poi una sfida aperta per i suoi ministri prediletti, i successori degli apostoli. Gesù prima di diventare egli stesso pane spezzato sollecita i suoi a diventarlo. Dice loro: voi, dovete diventare pane per gli affamati. Dovrete dare voi stessi da mangiare! Quello che vuole Gesù dai suoi discepoli è il condividere la sua "compassione" per l'uomo.
O Padre, rinnovami interiormente nella certezza del tuo amarmi per primo, perché io spacchi ogni crosta di egoismo e viva Gesù nei miei giorni, amando tutti quelli che mi metti a fianco e, non solo, ma ogni uomo che sostanzialmente è mio fratello o sorella.

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