lunedì 18 gennaio 2010

Martedì della II settimana del Tempo Ordinario

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Nel brano che ascoltiamo in questo martedì, viene messo in discussione la signoria del Sabato (vedi Mc 2,23-28). Per capire la forza rivoluzionaria di questa Parola di Gesù, bisogna ricordare come il riposo del sabato, presso gli Ebrei, avesse valore assoluto.
Il sabato è il giorno del riposo settimanale, consacrato a Dio che ha riposato nel settimo giorno della creazione (cfr. Gen 2,2-3; Es 20,11). Basta dire che quanti violavano potevano essere mandati a morte. Lo stesso Mosè eseguì qualche condanna.
Il gesto fatto dai discepoli di Gesù era permesso dalla Legge: "Se passi tra la messe del tuo prossimo, potrai coglierne spighe con la mano, ma non mettere la falce nella messe del tuo prossimo" (Dt 23,26), però non faceva allusione al sabato. La Mishnah (la legge orale, per distinguerla da quella scritta, cioè la Bibbia) che codificò le leggi sabbatiche sviluppate dalla tradizione ebraica, elenca trentanove attività proibite, fra le quali figurano le varie attività agricole, compresa la spigolatura. Era anche precisato che non si poteva strappare le spighe, ma solo sgranarle con le dita.
Per tutto il brano corre l'idea di libertà. Ma oggi come viviamo la libertà, questa stessa libertà che è dono di Dio? Penso che ognuno di noi ha un concetto errato di libertà e, quello che scorre di più nelle nostre vene è questo: "sono stato creato libero, quindi faccio quello che voglio!". Credo che a questa risposta manchi il dono della libertà donataci da Dio.
Urge allora nella nostra vita una purificazione interiore che proviene dall'ascolto e dalla pratica della Parola di Gesù. Cioè, a non cadere in quei futili atteggiamenti esteriori e ipocriti, ma nel sentire profondamente nel cuore il suo insegnamento.
Le Regole devono esserci dice Gesù. Non vi è in esso nessun invito a considerarci immuni dalle leggi, ma a considerare lo scopo profondo di quella legge morale che Dio ha scritto nel nostro cuore e che è poi esplicitata nei precetti divini.
Nel nostro discernimento, allora, prima della regola mettiamo la persona, prima della legge mettiamo l'amore. Tutto questo non solo irrobustisce la nostra dignità umana ma rivela il nostro essere creati ad immagine e somiglianza di Dio.
Rispettare queste legge e i precetti divini significa favorire proprio questa dignità che deriva dal nostro essere creature ad immagine divina.
Preghiamo perché il Signore ci faccia questo dono!

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