domenica 21 febbraio 2010

21 febbraio: CATTEDRA DI SAN PIETRO APOSTOLO

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


La liturgia di oggi ci presenta Gesù e gli apostoli in un territorio a nord di Gerusalemme, ai confini con le regioni pagane. Proprio in questo ambito, che è anche montuoso, Gesù si rivolge agli apostoli con l'intento di esortare la loro fede. Le domande che Egli pone hanno proprio questo scopo: far comprendere che la missione che Egli affiderà loro potrà essere esercitata solo nella fede nella sua (di Gesù) persona (vedi Mt 16,13-19).
Gesù pone la domanda fondamentale, sulla quale si decide il destino di ogni uomo: "Voi chi dite che io sia?". Dire chi è Gesù è collocare la propria esistenza su un terreno solido, incrollabile. Gesù ha bisogno che i discepoli siano in sintonia con lui, che abbiano con lui un "comune sentire".
Simon Pietro confessa: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente" (Mt 16,16). La risposta è esatta, ma non sufficiente all'esigenza del credere.
Subito dopo infatti Pietro rifiuta l'annuncio dell'imminente morte di Gesù. Notiamo il forte contrasto tra questa professione di fede seguita dall'elogio di Gesù: "Beato te, Simone..." e l'incomprensione del v. 22: "Dio te ne scampi, Signore..." e infine l'aspro rimprovero di Gesù: "Via da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!".
Vi è in sostanza una conoscenza esatta di Gesù che tuttavia non è sufficiente, non salva. Si può fare della buona teologia, eppure non conoscere Cristo, non essere dei suoi: è quello che accade se la conoscenza di Gesù non passa per il cuore.
Questo contrasto mette in evidenza la differenza tra la fede apparente e quella vera: non basta professare la messianicità di Gesù. Bisogna credere e accettare che il progetto del Padre si realizza attraverso la morte e la risurrezione del Figlio.
Nel vangelo di Matteo, Pietro viene presentato come il discepolo che fa da esempio. Ciò che gli è accaduto è trasferibile ad ogni discepolo. Questo vale sia per i suoi pregi sia per le sue deficienze, che vengono impietosamente riferite.
Egli è l'uomo che matura da una conoscenza esatta ad una vera, da una conoscenza cerebrale ad una di cuore, in Pietro è avvenuta: ed è per questo che egli diventa "pietra" della Chiesa, capace d'essere "testimone delle sofferenze di Cristo e partecipe della gloria che deve manifestarsi" (1 Pt 5,1).
Quale dunque il messaggio per noi? Urge coniugare indissolubilmente il conoscere e il riconoscere Cristo, lasciandosi conquistare dal mistero della sua passione, morte e risurrezione, senza disperdersi nei meandri di una fede solo cerebrale che pietrifica il cuore.
Sia questa la nostra preghiera nella celebrazione odierna.

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