domenica 7 febbraio 2010

Lunedì della V settimana del Tempo Ordinario

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Continua il nostro cammino insieme a Gesù per lasciarci plasmare dalla sua Parola, dalla sua azione trasformante.
Il testo del Vangelo di oggi è la parte finale dell’insieme del passaggio di Marco 6,45-56 che espone tre temi diversi: a) Gesù va da solo sulla montagna per pregare (Mc 6,45-46). b) Subito dopo, cammina sulle acque, va verso i discepoli che lottano contro le onde del mare (Mc 6,47-52). c) Ora, nel vangelo di oggi, stando già in terra la gente cerca Gesù affinché lui curi le loro malattie (vedi Mc 6,53-56).
Il vangelo odierno suggerisce un atteggiamento da seguire ogni volta che vogliamo pregare, ogni volta che vogliamo andare a Gesù: riconoscerlo. Sappiamo che quando un evangelista esprime un verbo, non vuole descrivere il semplice verbo ma la profondità di un'azione. Per noi cosa significa riconoscere Gesù? avere una sua fisionomia oppure riconoscerlo come Signore della storia, della vita?
nel Vangelo le folle riconoscono Gesù e gli portano i malati. Egli salva tutti coloro che lo toccano. Viene messa in evidenza sia l'avidità degli uomini nell'approfittare della potenza del guaritore, sia la compassione di Gesù verso le "pecore senza pastore" (6,34).
ma tutto questo dovrebbe farci sostare per riflettere se non dovrebbe ogni comunità cristiana, come anche ogni discepolo, essere come il lembo del mantello del Signore che i poveri e i malati possono raggiungere con le loro mani.
C'è bisogno che i deboli e i poveri possano "toccare" con le loro mani il "corpo di Cristo" che è la comunità dei discepoli per essere sanati e guariti.
La domanda per la vita è questa: sono le nostre comunità cristiane toccate dai poveri?
Esaminiamo ciascuno la nostra fede e osserviamo se è veramente luminosa, una fede solare
Lasciamoci interpellare dalla Parola di Dio in maniera profonda e non superficiale per farci scaldare il cuore dall'amore che passa dalla nostra vita ed essere nuovamente sanati.

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