mercoledì 7 aprile 2010

Giovedì fra l'Ottava di Pasqua

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Continuano le apparizioni del Risorto tra i discepoli, tra coloro che rimasero sconvolti, turbati dagli eventi di Pasqua.
Il brano odierno è una parte del lungo brano dei discepoli di Emmaus che abbiamo già ascoltato. Esso inizia con un riassunto di quanto era accaduto ai discepoli di Emmaus (vedi Lc 24,35-48).
Di ritorno a Gerusalemme, i due discepoli trovano la comunità riunita e comunicano l'esperienza che hanno vissuto. Narrano ciò che è avvenuto lungo il cammino e come riconobbero Gesù nella frazione del pane.
La comunità riunita, a sua volta, comunica l'apparizione di Gesù a Pietro.
In questo brano Luca collega direttamente il nostro conoscere il Risorto con l'esperienza di Simone e degli altri con lui. La differenza tra noi e loro sta nel fatto che essi contemplarono e toccarono la sua carne anche fisicamente; noi invece la contempliamo e la tocchiamo solo spiritualmente, attraverso la testimonianza della loro parola e la celebrazione dell'Eucaristia.
Nel brano troviamo anche una chiave di lettura e sintesi delle Scritture nel Crocifisso, che offre la visione di un Dio che è amore e misericordia infinita.
Il Crocifisso è posto ben in alto dove tutti possono vederlo e dove, ai suoi piedi, cessa la nostra paura di Dio e la nostra fuga da lui, perché vediamo che egli è da sempre rivolto a noi e ci perdona.
I discepoli saranno testimoni di questo: faranno conoscere a tutti i fratelli il Signore Gesù come nuovo volto di Dio e salvezza dell'uomo.
La nostra fede non deve rimanere un'adesione superficiale, ma deve essere una fede concreta come è stata concreta la crocifissione di Gesù. Da questo nasce la testimonianza che, come per i discepoli chiamati ad annunciare il Kerygma partendo da Gerusalemme, luogo in cui inizia la Passione di Gesù, si nutre dell'esperienza della morte e resurrezione di Cristo. Le due realtà vanno insieme, non le si può annunciare distinte, come la gioia della resurrezione si può sperimentare solo dopo essere passati dalla croce.
In questo contesto va annunciata la Pace che il Risorto dona. Così scrive Don Tonino Bello: «Pace a voi, sono le primissime parole pronunciate da Gesù davanti alla comunità. Ora, se le ultime parole di un moribondo vanno prese come un testamento e custodite con la venerazione che si deve alle reliquie, le prime parole del Risorto vanno accolte con tutta l'attenzione che si deve ai manifesti programmatici. Ecco perché la Chiesa, dal giorno di Pasqua, ha un compito essenziale: annunciare la Pace».

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