domenica 11 aprile 2010

Lunedì della II settimana di Pasqua

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Dopo la descrizione dei rapporti di Gesù con i giudei, il vangelo introduce il personaggio che ne è il rappresentante tipico: Nicodemo (vedi Gv 3,1-8).
L’incontro tra Gesù e Nicodemo mette in luce due cose inseparabili: il dono della vita celeste attraverso la morte e risurrezione di Gesù; l’acquisto della salvezza da parte di ogni uomo mediante il Battesimo.
L’evangelista Giovanni chiama Nicodemo “un’autorità fra i giudei”, cioè membro del Sinedrio. Non è soltanto un giudeo pio, buon conoscitore della Legge: è soprattutto un “maestro d’Israele”. Egli presenta per noi, con questo personaggio autorevole: la notte di Nicodemo, che in realtà è la notte che attraversiamo ognuno di noi. Infatti, Nicodemo è un uomo in ricerca, che non accetta supinamente il rifiuto di Gesù come gli altri Giudei del suo gruppo. Per questo vuole un incontro personale, vuole poterlo guardare negli occhi e rivolgergli quelle domande che ha nell’anima, soprattutto dopo aver visto i miracoli compiuti dal Maestro.
Gesù anticipa la risposta a questo desiderio di domanda: la condizione indispensabile per la salvezza è nascere "di nuovo". Quest'ultimo si trova imbarazzato di fronte al "nascere di nuovo"; Gesù gli parla di un "nascere dall'alto".
A noi e a Nicodemo, Gesù vuole insegnarci che il nascere "da acqua e spirito" è il sacramento di Battesimo già operato, ma ancora da operarsi nell'arco della vita. Gesù non fa altro che farci uscire dai nostri schemi mentali, indicandoci la via dell’Esodo, dello sradicamento, del cambio, ma il dialogo non decolla.
Quella notte, la nostra notte. Noi insieme a Nicodemo non vedremo una luce nuova. Alle volte, stiamo di fronte a Dio in modo ‘ingessato’, dentro le nostre idee. Ci teniamo troppo alla nostra tranquillità. Il nuovo ci fa paura. Guardando a Colui che “ha fatto nuove tutte le cose” siamo più spaventati che illuminati.
Quella notte queste parole divennero carne in quell'anziano fariseo e gli donarono un'energia di vita nuova. E in noi?

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