lunedì 26 aprile 2010

Martedì della IV settimana di Pasqua

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


La scena che il testo propone alla meditazione si svolge nel tempio durante la festa della Dedicazione, nel periodo invernale. I Giudei provocano Gesù perché dica con chiarezza se è il Messia (vedi Gv 10,22-30).
Tante erano le folle che circondavano Gesù e lo premevano con le loro richieste, ma era molto diverso. Questi domandavano spinti dal bisogno, chiedevano guarigione, perdono, vita nuova. I Giudei però vivono e camminano nell'incertezza, dice l'Evangelista, perché non tengono un vero rapporto con il Padre.
La qualità fondamentale di chi è aperto alla fede è anzitutto l'ascolto: "Chi ascolta la mia parola e crede in colui che mi ha mandato ha la vita eterna" (Gv 5,24). Gesù fa' un ulteriore invito ad ascoltare la sua voce, continua a rivolgersi a chi non crede, perché questi veda la propria cecità e desideri la luce (cfr. Gv 9,41).
Gesù è il buon pastore che va in cerca della pecora smarrita. Chi ascolta il Maestro ha la vita e diventa suo confidente. E a sua volta è conosciuto da lui con una unione personale e profonda che si concretizza nell'amore.
Ascoltare è anche obbedire che conduce a seguire Gesù che si traduce in azione e impegno. Chi si fida di Gesù, che "ha parole di vita eterna" (Gv 6,68), gode dei beni messianici e porta frutti di vita duratura (Gv 14,6).
Gesù vuole indicare l'importanza della relazione con Dio Padre come condizione dell'adesione a Lui. Forse per molti non è così semplice. "Era inverno", dice l'Evangelista. Qui possiamo pensare insieme a Sant'Agostino che erano intorpiditi dal freddo! E non avevano coraggio di avvicinarsi al fuoco divino! C'è un'indicazione per una incapacità nel saper ascoltare la Parola ma solo se stessi, il proprio corpo che sente freddo.
Il cammino della Parola fa maturare la nostra fede che ci permette di avvicinarci. Colui che crede si avvicina veramente.
Il fuoco dell'amore di Dio era spento nei loro cuori. Sembra ripercorrere il cammino di fede dei discepoli di Emmaus. Anche loro intorpiditi dal freddo e incapaci di saper ascoltare la Voce del Maestro. Tanto è vero che il Maestro stesso li riporta alla fede per mezzo dell'ascolto e della frazione del pane.
Il
credente, a differenza di colui che non è delle pecore di Cristo, sente vicino nella sua vita il Signore che gli dà sicurezza, perché in lui vede il Padre che gli dona la vita eterna.
Chiediamo al Signore il dono di appartenere al Suo gregge e di essere capaci di ascoltare la sua Parola, per poter essere suoi seguaci e testimoni viventi nel quotidiano.

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