lunedì 17 maggio 2010

Martedì della VII settimana di Pasqua

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Abbiamo visto in questi giorni come la liturgia ci presentava i discorsi di addio di Gesù. Tra i due lunghi discorsi dell'addio e il racconto della passione, l'evangelista Giovanni inserisce una solenne preghiera di Gesù al Padre. Questa preghiera è stata chiamata "sacerdotale" perché presenta Gesù come il sommo sacerdote che intercede per i suoi fratelli (1Gv 2,1-2; Rm 8,34; Eb 4,15; 7,25) e vuole essere il suo "testamento spirituale" consegnato ai discepoli (vedi
Gv 17,1-11).
Il testamento spirituale di Gesù in pratica, dice: GLORIFICARE IL PADRE. Il glorificare il Padre non sarebbe solo il testamento spirituale o il progetto di Gesù, ma è l'intenzione che deve guidare l'esperienza cristiana.
Gesù ci invita ad assumere la nostra veste sacerdotale, ponendoci maestosi e solenni dinanzi al Padre, così come ha fatto Lui.
Glorificare il Padre diventa occasione per noi per riprendere l'identità attorno a Cristo, nel quale questa glorificazione si concretizza come modello e stile del nostro cammino.
Il cammino di Gesù è proteso verso il cielo ed è verso il cielo che ancora una volta rivolge la sua preghiera.
Anche questo è un invito a tutti perché alziamo gli occhi da noi stessi, perché usciamo dalla nostra autosufficienza e dal nostro egocentrismo, e dirigiamo la voce, il cuore e i pensieri in alto, appunto, verso Dio. Infatti, in questo consiste la salvezza: nel conoscere Dio così come Gesù, nella sua Persona, ce lo ha rivelato.
"Conoscere" secondo il linguaggio biblico significa "dimorare", cioè entrare in una qualità di vita superiore: la vita stessa di Dio. Qui tutto si trasfigura e assume lo spessore dell'infinito, dell'eterno, cioè della pienezza, della totalità.
Non è forse questo che il nostro cuore desidera e brama quando, nella trama dei giorni che passano, sogna 'un altrove', 'un ulteriore', 'un di più' che finalmente allievi la sete di infinito?!
Anche noi siamo chiamati a entrare in questa dinamica di amore: conoscere l'unico vero Dio e colui che egli stesso ha mandato, Gesù Cristo, cioè l'unica Parola d'Amore del Padre, l'unica Parola da annunciare, da proclamare e da celebrare. Ciò di cui dobbiamo preoccuparci sono le "cose del Padre", del resto san Paolo ci ricorderà: "cercate le cose di lassù dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio; pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra” (Col. 3, 1 s.).
Conoscere Lui, assaporare la Sua Parola, lasciarci illuminare dallo Spirito Santo è il cammino della santità.

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