sabato 28 agosto 2010

XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


In questa domenica, seguendo il brano tratto dal Vangelo secondo Luca, entriamo anche noi nella casa del Fariseo: Gesù è a pranzo da uno dei Capi. Di certo è molto ricco, per cui la casa è bella, ben arredata; il cibo è buono, il vasellame è prezioso, le tovaglie di tessuto pregiato, ci sono tanti invitati.
La gente seduta a tavola osserva Gesù, e il Maestro di Nazareth osserva le persone che lo circondano. Gesù, accettava di buon grado l’ospitalità di chiunque. La sua spiritualità è fondata sull’offerta gratuita del Regno da parte di Dio. Per lui conta soprattutto accostarsi a ogni uomo e donna per comunicargli la bella notizia. Per la cultura antica, soprattutto semitica, condividere un pasto, ancor più se in occasioni festose, equivale a sancire una comunione di intenti e di destini. Condividere il pane è simbolo di una condivisione più profonda, quella degli affetti e degli ideali. È in questa situazione che Gesù racconta una parabola.
La parabola sulla scelta dei posti viene raccontata in giorno di sabato quando ormai Gesù è a Gerusalemme, dove si compirà il mistero pasquale, dove si celebrerà l'eucarestia della nuova alleanza, a cui segue, poi, l'incontro con il vivente e l'incarico di missione dei discepoli che prolunga quella storica di Gesù. La luce della pasqua fa vedere il cammino che il Signore fa percorrere a tutti quelli che sono chiamati a rappresentarlo come servo, diakonos, in mezzo alla comunità, raccolta attorno alla mensa. È il tema lucano della commensalità o convivialità.
Le realtà più belle Gesù le ha realizzate, proclamate e insegnate a tavola in una cornice conviviale, tra queste umiltà e generosità che contraddistinguono un vero uomo, e a maggior ragione un cristiano. Questo per due motivi. Primo, perché così ha fatto Gesù, il quale si è umiliato nascondendo la sua divinità sotto le misere spoglie umane, ed è stato generoso tanto da dare per noi la sua stessa vita. Secondo, perché il cristiano si fida delle sue promesse: "Chi si umilia sarà esaltato", "Riceverai la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti", cioè nella vita eterna.


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