domenica 24 ottobre 2010

Lunedì della XXX settimana del Tempo Ordinario

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Il Vangelo ci presenta una donna che un'artrosi deformante aveva incurvata su se stessa (vedi Lc 13,10-17). Si tratta di uno dei molti episodi che Luca narra, senza molto ordine, nel descrivere il lungo cammino di Gesù verso Gerusalemme (Lc 9,51 a 19,28).
Nelle realtà odierne questa malattia la incontriamo spesso, tanto da ritrovarsi soli in quel dramma e quasi quasi rassegnati a conviverci come la donna del vangelo.
Nel Vangelo quella donna sta lì, davanti a Gesù. Non osa neppure chiedere aiuto a Gesù, come altre donne hanno fatto. Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: «Donna, sei libera dalla tua infermità», e le impose le mani. Subito quella si raddrizzò e glorificava Dio.
Attenzione Gesù non dice sei guarita, ma sei libera. E' diverso ed è più forte al nostro cuore quanto il Signore vuole comunicare.
Anche noi oggi siamo come quella donna legata dalla nostra infermità tutte quelle volte che voltiamo le spalle a Dio, schiavi delle cose, servi del potere, valletti del piacere. Quando, a furia di guardare solo alle cose della terra, c'incurviamo a tal punto da rimanere anchilosati, incapaci di raddrizzarci e glorificare Dio.
Ed è una vera disgrazia, perché sciupiamo la grazia di Dio, narcotizzando lo spirito fino a far sopire il desiderio di una vita autentica. Ma è proprio qui, tra le catene di un'esistenza balorda, che maggiormente si manifesta la misericordia del Signore: "Donna – le disse Gesù – sei libera". Libera d'amare e di magnificare Dio con la tua vita.
Ma come al solito ci sta sempre qualcuno disturbato dalla parola del Vangelo, dall'azione di Dio, di Gesù. Nel Vangelo il capo della sinagoga, aggrappato ad una concezione legalistica della fede, è addirittura "sdegnato" perché ciò avviene in giorno di "sabato". Ma Gesù è lì a far risplendere il senso vero del "sabato" che è dare gloria a Dio dilatando il cuore agli imperativi della carità.
Sì, il sabato non è fatto per paralizzare l'uomo, ma per liberarlo; non è fatto per impedire all'uomo di compiere il bene, ma per aiutarlo a contemplare Dio che non smette mai di agire per il bene dell'uomo.
La legge è a servizio dell'amore, la regola serva del vangelo, la norma ancella della buona notizia. Esultiamo tutti, amici, con la folla, per tutte le liberazioni che Dio ha compiuto nel nostro cuore, liberazione da ogni severità, liberazione da una legge che opprime invece di dare le ali. Sia – oggi – la giornata dell'esultanza, ringraziamo Dio per le opere che compie in noi e nei fratelli e chiediamo la conversione del cuore perché non abbiamo a vergognarci per la nostra piccineria e ristrettezza che spacciamo per fervida devozione.
Chiediamo allo Spirito Santo di saper ben discernere, lungo i nostri giorni, tutto ciò di cui abbiamo bisogno per lasciarci liberare: liberi da tutto quell'egoismo che ci paralizza e c'impedisce d'essere "imitatorei di Dio" e "camminare nella carità".

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