sabato 2 ottobre 2010

XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


La liturgia della domenica XXVII del tempo ordinario ci fa leggere solamente gli ultimi versetti (Lc.17,5-10) di un brano (Lc.17,1-10) con cui si conclude la seconda tappa del viaggio di Gesù verso Gerusalemme (Lc.13,22-17,11): si tratta della sintesi di ciò che Gesù chiede ai suoi discepoli come risposta alla proposta di entrare nel progetto del Padre che è di fare dell'umanità una famiglia raccolta attorno all'unica mensa, dove si sperimenta l'amore, la condivisione, la fraternità, dove i primi posti sono riservati agli ultimi, perché non sono i meriti che danno diritti particolari ai migliori, ma solo la gratuità della misericordia del Padre rende il cuore di chi si lascia amare capace di gustare la gioia e la bellezza della mensa comune.
Signore, accresci la nostra fede… così dicono i discepoli. Ma la risposta di Gesù è tutt'altra, anzi apre altri sentieri e propone novità di prospettiva. La fede non aumenta in quantità. Cresce in certe condizioni: secondo le leggi della vita. se ne può avere una quantità microscopica, ma è sufficiente per la vita intera, perché possiede in sé la potenza dell'Altissimo. Un granellino di senape è quello che è e si sviluppa per quello che è. La potenza vitale che è in lui gli consente di crescere e di diventare un albero. A noi quindi l'opera della fede!
Il Signore ci affida grandi responsabilità e non ci fa mancare le indicazioni per far zampillare nella nostra vita l'acqua della grazia. Cosa impedisce ai nostri giorni di crescere verso la pienezza?
"Accresci in noi la fede": chi partecipa della vita della comunità cristiana, condivide la fragilità, la complessità, il limite, sperimenta quanto sia impossibile alle forze umane vivere l'Amore di Cristo. La bellezza della esperienza da Lui proposta diventa solo un sogno se lasciato all'iniziativa umana, se la comunità cristiana diventa solo una esperienza psicologica o sociologica: "aumenta la nostra fede" è la preghiera che sgorga dal cuore di chi impara a credere e a vivere la fede nella concretezza della quotidianità della vita. Gesù chiede solo la fede, l'abbandono in Lui: essenziale è credere, non credere molto. La fede opera come tale, al di là di ogni nostro desiderio di verifica. La fede cambia i cuori, sposta le montagne, sradica i gelsi.
L'uomo è chiamato a custodire la vita in tutte le sue espressioni e a creare le condizioni perché ogni creatura si sviluppi fino al compimento. Tutto è a sua disposizione per questo. Ben lungi il Signore dal pensiero di affidare all'uomo la vita perché la usi a suo capriccio o la consumi a suo piacimento. L'esempio del granellino di senape che porta in sé una straordinarietà immensa fa luce sulla parabola del servo.
In questa parabola la comunità cristiana scopre la fraternità, l'amicizia, il servizio. Il servizio nella comunità cristiana è la continua memoria del dono di Cristo al Padre perché tutti gli uomini vivano della vita di Dio. Servizio al Padre per i fratelli è l'esercizio dell'autorità nella comunità: ogni persona in diversi modi esercita un'autorità. Ognuno nella comunità deve sentirsi solo "servo" di Dio per i fratelli: il coraggio di abdicare ad ogni forma di dominio, della spogliazione dal proprio egoismo, di imporre se stessi agli altri, per essere servi gli uni degli altri, è la via che rende possibile la gioia della vita nuova in Cristo.

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